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Di generazione in generazione

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“Scendere dal treno alla stazione centrale di Milano è come viaggiare nel tempo” pensò Paolo mentre il convoglio si arrestava in fondo al binario dieci.

“La stazione ottocentesca aveva sopra i binari una volta simile a questa” confessò alla figlia.

“Papà è grandiosa!” Angela non poté trattenersi dal guardare in alto e, mentre si incamminava fianco a fianco con suo padre sul marciapiede verso l’uscita, si rese conto della maestosità della struttura nel preciso istante in cui dovette ruotare il capo da destra verso sinistra per ridisegnarne idealmente con lo sguardo l’intero sviluppo.

“Lo zio Benvenuto, quando nel 1881 dalla provincia padovana arrivò in questa città, vedendo il ferro e il vetro della volta avrà provato qualcosa di simile a ciò che tu stai provando, anzi, molto di più: l’eccitazione di trovarsi all’ingresso della modernità.”

“Ti riferisci al tuo antenato pittore papà?”

“Si, sto pensando proprio a lui. Aveva buone doti di disegno, come la sorella maggiore Angelina, e a venticinque anni portò a termine i suoi studi qui a Milano presso la Scuola di disegno industriale della Società d’Incoraggiamento d’Arti e Mestieri. Partecipò all’Esposizione Universale che nel 1881 si svolse a Milano. Quattro anni dopo si trasferì a Parigi, dove lavorò per più di vent’anni come disegnatore, incisore e ritrattista, partecipando alle esposizioni universali del 1889 e del 1900.”

“Abbiamo un antenato famoso papà?”

“No Angela, lo zio Benvenuto non divenne famoso. Condusse una vita avventurosa e onesta, inseguendo le proprie passioni e i propri ideali, cercando di interpretare in modo personale lo spirito dei suoi tempi, il progresso delle arti e della tecnica che stava sconvolgendo il mondo negli ultimi vent’anni del diciannovesimo secolo. Ogni epoca ha i suoi cambiamenti, sta a noi coglierli e interpretarli al meglio delle nostre possibilità. Nell’Ottocento la corrente elettrica, le macchine, i progressi della scienza e della tecnica hanno avviato un miglioramento radicale delle nostre vite. Oggi la cosiddetta transizione ecologica permetterà all’umanità di fare altri passi importanti, indispensabili per il nostro futuro. Cogli l’occasione Angela, segui l’esempio di zio Benvenuto e di tutti i giovani entusiasti come lui, che non si sono accontentati di condurre una vita già scritta, ma hanno voluto scriverne una nuova e diversa.”

Continuarono a discorrere su questo argomento per un po’, mentre camminavano speditamente verso la galleria di arte moderna di Palazzo Belgiojoso. Vi rimasero più di tre ore, si soffermarono a lungo davanti alle opere di artisti eccellenti, che avevano preceduto di poco e sicuramente avevano ispirato lo zio Benvenuto, o che erano stati a lui contemporanei, oppure di poco successivi. Angela assaporò l’aspetto materico di quei dipinti, così reali, così sinceri, e colse la novità dell’esperienza che stava vivendo quel giorno, abituata com’era a scorrere migliaia di immagini su uno schermo, a scuola, a casa e in ogni dove.

Anche il camminare tra le luci di una grande città, l’ascoltare le persone per capirne la provenienza, l’osservarne da vicino l’abbigliamento e le abitudini a tavola, tutte quelle azioni concrete, vere, compiute nel corso di quella giornata milanese, ai suoi occhi resero una volta tanto la realtà decisamente più attraente della virtualità che si sprigionava senza tregua dai dispositivi digitali a cui era quotidianamente soggetta, come del resto succede a tutti nell’era digitale in cui siamo costretti.

I due turisti occasionali capirono, ognuno come consentito dalla sensibilità personale propria della rispettiva generazione di appartenenza, che nel prendersi la libertà di percepire la città con tutti i sensi di cui madre natura li aveva dotati, senza il filtro di schermi digitali o il fastidio dell’intrusione di messaggi multimediali estranei a quella loro esperienza, stavano compiendo un atto rivoluzionario. Stavano ribellandosi al solito modo mediato, indiretto e quindi falsato di apprendere le cose, di conoscere luoghi, ambienti e persone. Sentirono con tutto il loro essere che stavano toccando con mano il cuore di quella città, una piccola parte di quel mondo globale che, per essere salvato, ha bisogno che noi ricominciamo a viverlo, a percepirlo e a toccarlo per sentirlo un po’ anche nostro.

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