CAPITOLO 2
di Andy Arton
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Con le prime luci dell’alba iniziarono ad essere congedati dalla tenda medica i soldati ancora vivi. Altri, invece, quelli meno fortunati, venivano presi per le braccia e le gambe e portati via, chissà dove. Henri provava a non immaginare fosse comuni. Quando chiuse gli occhi dell’ultimo uomo, uscì dalla tenda e respirò profondamente l’aria del mattino. Era in guerra da un mese, otto giorni e due ore e non aveva mai passato una notte come quella.
Si passò le mani sul viso per cacciare via la stanchezza, avrebbe dormito volentieri un giorno interno, ma capì di dover rimandare non appena riaprendo gli occhi si ritrovò davanti un soldato, poco più di un ragazzino.
«Dottor Dumont, il generale Gamp e il colonnello Dancy richiedono la sua presenza» spiegò con timbro militare, fin troppo sollecito.
Dopo qualche secondo di silenzio Henri congedò con un cenno il soldato per avviarsi alla tenda del generale. Mentre camminava gli si strinse lo stomaco, temeva un richiamo disciplinare per la condotta della notte precedente. Se Dency non lo avesse trovato in mezzo alla cenere, problabilmente sarebbe fuggito il più lontano possibile dall'incendio.
Non appena si avvicinò alla tenda sentì le voci dei due uomini, fece capolino tentando di passare inosservato. Il generale ed il colonnello erano piegati entrambi sulla cartina di Wyd, un soldato era in piedi davanti a loro, si trattava di uno degli specialisti che si preoccupavano dell’artiglieria, Jack o forse James, ricordava di avergli estratto un proiettile da un braccio giusto qualche settimana prima.
«… devono essersi infiltrati di nascosto per far esplodere delle miscele. Le esplosioni sono avvenute in punti strategici dell’accampamento, in modo che il vento potesse diffondere le fiamme rapidamente» concluse con voce decisa l’artigliere senza scomporre la posa militare.
«Qual è il bilancio dei danni all'accampamento?» chiese il generale senza sollevare lo sguardo dalla cartina.
«Tutta la zona sud ovest è bruciata, signore»
«Dov’era il radiotelegrafo» osservò amaramente.
«Si, signore»
Ci fu qualche secondo di silenzio, durante il quale Henri si decise a far presente il suo arrivo, «Generale, Colonnello» disse accompagnando un segno di saluto con la testa. I due alzarono lo sguardo su di lui nello stesso momento, erano completamente diversi eppure in loro c’era qualcosa di simile. Rufus Gamp era un uomo alto e massiccio, imponente, aveva la barba fatta e un’espressione severa, lo fissava con le sopracciglia nere calate fin sopra gli occhi, come fossero impegnate a sorreggere da sole tutto il destino di quella guerra.
Benjamin Dancy invece era più smilzo, aveva anche un aspetto più sciatto, portava la giubba da campo aperta davanti una maglietta verde, una barba incolta che seguiva i lineamenti della sua mascella. Sottili ciuffi castani ricadevano sulla fronte ampia e pallida, arrivando a sfiorare appena gli occhi chiari. Eppure, nonostante ciò, stringeva nello sguardo la stessa sfumatura grave e autoritaria del generale, sembravano quasi fratelli, se non amici molto stretti, forse la guerra li aveva uniti, o magari si conoscevano prima ancora di partire per il fronte.
«Prego entri dottore» lo incitò il generale, mentre il colonnello si sollevava per incrociare le braccia davanti il petto. Henri avanzò piano fino alla cartina, dove diversi segni rossi tracciavano l’andamento della guerriglia.
«Carter può andare» disse il generale congedando il secondo uomo, poi rivolgendosi al dottore aggiunse «quali sono le condizioni della truppa?»
«Almeno un terzo degli uomini arrivati in infermeria è fuori pericolo, alcuni però sono feriti gravemente, avranno bisogno di diversi giorni di convalescenza prima di poter tornare a impugnare un’arma» sentenziò Henri, pronto a rispondere a quelle domande, preferendo non soffermarsi ai restanti due terzi portati via dalla sua tenda come sacchi di patate.
A quelle parole il colonnello abbassò la testa, rifugiando lo sguardo verso un punto imprecisato davanti a lui. Il generale sospirò, ma alla fine ruppe il silenzio, «quanto tempo?».
«Non saprei dire, andiamo da ustioni di primo grado fino a quelle di terzo e anche piuttosto estese, diciamo che il grosso impiegherà almeno una ventina di giorni per rimettersi in sesto»
Il colonnello sbatté il pugno sul tavolo facendo sobbalzare il medico. La sorpresa dovette trasparire nella sua espressione perché Dancy immediatamente recuperò la sua postura rigida, «Mi scusi, dottore».
«Un po’ di contegno, Ben, maledizione sei un colonnello» mormorò Gump, nella sua voce c'era una dolorosa nota di amarezza.
«Come fai ad essere così calmo, Rufus? Quei bastardi hanno fatto saltare in aria metà dei nostri uomini, hanno distrutto il radiotelegrafo e fatto terra bruciata dell’accampamento, vogliono rallentarci o peggio isolarci, qualcosa mi dice che qui fuori stanno organizzando qualcosa e non sarà affatto una festa di benvenuto».
Rufus si passò una mano sulla barba tornando ad osservare la mappa con aria pensosa «Manda al generale Hall tre dei tuoi uomini a tre ore di distanza, digli che non possiamo muoverci da qui per almeno altri dieci giorni e che abbiamo bisogno di rifornimenti e truppe fresche. Appena possibile riprenderemo il rastrellamento fino alla città di Coille, da lì cercheremo di metterci di nuovo in comunicazione con lui»
Dancy annuì deciso, mentre Henri intimamente ringraziava il cielo di non doversi rimettere in marcia.
«Invia anche due squadre di ricognizione, vediamo se scoprono qualcosa. Ora andate» ordinò senza riuscire a nascondere la stanchezza nella voce. Per un attimo aleggiò nella tenda la paura che chiunque sarebbe uscito dall'accampamento sarebbe tornato solo come un cadavere.