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Posso Chiamarti mamma?

Posso Chiamarti mamma? PREMESSA

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PREMESSA


Molti sono convinti, proprio come me, che il pianeta Terra sia periodicamente visitato da abitanti di altri mondi, esseri venuti da chissà quale universo remoto e certamente ben più evoluti di noi.


Per alcuni la convinzione è così radicata che ne hanno fatto quasi una fede. Chissà per quale motivo, forse perché l’immaginario collettivo è in qualche modo condizionato dal cinema o dalla tv, il pensiero dominante è che queste entità aliene abbiano sembianze mostruose e si comportino quindi di conseguenza, con un obiettivo invariabile: conquistare la Terra con una serie di ricadute più o meno disastrose per l’umanità che vanno dalla riduzione in schiavitù all’estinzione.


Una buona parte dei terrestri è ragionevolmente certa che siano possibili, anzi assai probabili, altre forme di vita nello spazio ma che comunque non possano somigliare per niente a quelle che siamo abituati a vedere in questo pianeta. Questo nostro mondo unico e meraviglioso, un lembo di paradiso, una valle dell’Eden ambita e ricercata, quindi ineguagliabile. È un po’ come quando un assetato cerca un’osteria e non appena si accorge che non la troverà facilmente si accontenta dell’acqua di una fontanella, già pregustando nell’atto di avvicinarsi alla cannula il piacere di una sorsata, il senso di appagamento e di freschezza di quel ristoro tanto atteso. E a quel punto poco importa che non sia vino.


Io però non credo che sia così. L’universo contiene un numero infinito di pianeti, come asserisce la scienza prove alla mano. Ma anche volendo restare alla nostra Via Lattea, in alcuni di essi abbastanza vicini o non troppo lontani dalla loro stella ci sarà anche acqua allo stato liquido, cioè la base per condizioni favorevoli alla vita. Ebbene se così è, io penso che questi esseri non necessariamente siano inferiori a noi.


Anche ragionando semplicemente in termini statistici, credo sia piuttosto remota la probabilità che la specie umana sia l’esempio supremo della vita nell’universo. Ci sarà pure qualcuno meglio di noi. Sì, magari alcuni di questi mondi pullulano di animali terribili, come la Terra nell’era dei dinosauri, però non possiamo escludere che altri siano abitati da entità intelligenti almeno quanto noi. Anzi, spererei persino un po’ di più, considerando come ci comportiamo verso il nostro prossimo e verso il pianeta che Dio ci ha dato in dono.


Vorrei fare mia una frase della Bibbia che trovo perfetta per questo racconto, si trova nelle prime pagine. Tutti sanno che la Bibbia è stata scritta in modo tale che la gente cui si rivolgeva potesse capire bene gli eventi raccontati proprio come erano accaduti. I libri della Bibbia non sono stati dettati da Dio, ma scritti da uomini e infatti il versetto che ho scelto come preambolo della mia storia è questo:


“Poi Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza” (Genesi, cap.1, ver. 26).


E così creò “l’uomo e la donna” o come preferisco io “la donna e l’uomo”. Non perché io ritenga che la donna sia più intelligente dell’uomo, ma perché ritengo che sia più precisa e in grado di condurre meglio la famiglia. Mia madre, il cui ricordo porto sempre nel profondo del cuore, ma anche mia suocera, dicevano spesso: “Na dòna tira su o desfa na fameja”. È un modo di dire dialettale molto conosciuto dalle mie parti, ma credo che non ci sia bisogno di traduzione.


Questo racconto narra di un visitatore che scende dal cielo con il desiderio di conoscerci, come chi per molto tempo intrattiene rapporti epistolari con una persona (al giorno d’oggi magari via e-mail) e infine decide di compiere un lungo viaggio per incontrarla.


Il nostro visitatore per venire a vivere un certo periodo tra noi si è creato una copertura, una falsa identità, un po’ come se fosse un agente segreto in missione: un nome e un cognome fittizi ma credibili, in modo da potersi muovere in libertà; una professione rispettabile: insegnante di scuola media inferiore. Del resto era quello che faceva anche a bordo della nave spaziale, proprio come sua moglie. E l’idea di insegnare ai ragazzini di un altro pianeta era per lui un’esperienza elettrizzante. A bordo della stazione spaziale lui faceva lezione ai figli del personale di bordo, ragazzi di tutte le età, ma era anche studioso di antropologia e dei comportamenti sociali della sua specie e quindi l’idea di un confronto con giovani esponenti dell’umanità lo stimolava parecchio e di sicuro ne avrebbe poi scritto un libro bellissimo e interessante per tutti.


La sua sapienza era sterminata, molto superiore a quella del nostro miglior erudito, ma il suo nuovo ruolo di “visitatore”, come ripeteva spesso alla splendida moglie, gli offriva un’opportunità senza precedenti: gli avrebbe consentito di viaggiare non solo nello spazio, ma anche indietro nel tempo. Il nostro ospite era una persona molto meticolosa, uno scrittore di libri di grande successo e, considerate le sue conoscenze in tutti gli ambiti della cultura e della scienza, nelle scuole avrebbe fatto certamente la figura del grande studioso.


Questo nostro amico era insomma una persona straordinaria, un curioso per vocazione sempre attratto dall’esplorazione dei nuovi mondi incontrati lungo le tappe del suo viaggio nell’universo. La moglie non ostacolava mai questa sua passione, ma certo si raccomandava sempre con lui prima che scendesse in qualche pianeta sconosciuto: «Stai attento!»


Durante queste esplorazioni da alieno non poteva certo rivelare ai nativi che lui veniva da un altro mondo. Immaginatevi il subbuglio che avrebbe creato. Oppure, nella migliore delle ipotesi, nessuno gli avrebbe creduto, lo avrebbero preso per pazzo e magari rinchiuso.


La sua storia ha uno svolgimento piuttosto strano che non vi rivelo ora: scopritelo da soli. Vi posso anticipare che questo visitatore scende dal cielo o, se preferite, scende dalle stelle, senza porsi nei panni di Gesù e nemmeno di un angelo, ma in quelli di uomo, un esploratore, come diceva lui. Un uomo che intraprende un lungo viaggio per conoscere i suoi parenti lontani.


“Posso chiamarti mamma?” Libro scritto da Bonfante Lorenzo

Edizione luglio 2020 – da CTL Editore Livorno

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