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GLI EQUILIBRISTI DELL' ARRAMPICATA

LA SCOPERTA

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Inizia tutto con un nodo, un nodo a forma di otto. Infinite volte lo farai quell’otto, infinite per due, perché ogni volta va ripassato. I piedi sono a terra e il nodo è stretto, sei legato, sei legato a una persona, e ti calmi. Già in questa fase la mente è sgombra; la ritualità dei gesti, le parole con il socio, la scelta della via da salire, occupano i pensieri in modo gentile e si fanno spazio tra tutto il resto, senza che tu abbia modo di accorgertene. Le prime salite sono la scoperta di un nuovo modo di spostarsi. Chi inizia da bambino cammina in verticale, chi inizia da adulto si arrampica e basta. 


Oh qui ci sta tutta la mano, ma tutta tutta proprio, dove tiro su il piede, anche qui va bene, ma si, questa mano sinistra meno bene, però ora mi alzo qui comodo direi, no va beh forse comodo esagerato però non malissimo… e avanti daje ma so forte forse, unica cosa, ora sento un pizzicorio, forse inizio a sentire che forse non mi tengo cosi bene di braccia.. ma è normale? si ora conviene proprio un attimo pensare a quello che stai facendo e tieni ste mani strette che qui sei alto, infondo, un po’ alto si, ma il piede destro non lo sposto sta li fermo e intanto mi tengo fortissimo. Il primo “blocca”.


Poi la prima calata. Poi la prima catena. Poi la prima caduta. Poi la dipendenza, la più totalizzante che abbia visto in qualsiasi ospedale di psichiatria. 

C’è chi dice che sia un mix di adrenalina, endorfine e feticismo spinto. Migliori in fretta, gli avambracci non pizzicano più cosi presto e tu hai una breve, effimera parvenza di soddisfazione: dura poco. 


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