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Turok l'Eroe di Anion

Capitolo II - Epiche Gesta

5 min di lettura

«Lasciatemi!» cerchi di urlare. Realizzi che quelle tre canaglie, forse, sono dei sicari. «Lasciatemi, ho detto! Non ho mai picchiato delle giovani intrattenitrici…».

Una fitta lancinante alla spalla sinistra ti strappa un urlo disperato.

«Tu, ferma!». Senti un uomo sbraitare nella camera. Noti dei bagliori verdastri e subito dopo le tue braccia e il volto sono liberi da ogni costrizione.

Ti metti seduto sul letto. Ora che il cuscino non ti copre più la faccia, riconosci Erinor in compagnia di due tizi bizzarri. Sul pavimento scorgi tre mucchietti di cenere insieme a della biancheria femminile. Con rabbia, strappi via il pugnale ancora conficcato nella carne. Un fiotto di sangue ti imbratta il torace e il letto.

«Come fai a cacciarti sempre nei guai?» ti rimprovera il tuo amico mago.

«Ma… Ma…» balbetti. «Ma io stavo dormendo!».

«Ma, ma, ma io stavo dormendo!» ti scimmiotta Erinor, imprecando contro i quattro dei. «Bevi questa o sarò costretto a tingere di rosso tutto il letto!».

Il mago ti porge una fialetta con del liquido viola. Fai spallucce e ne trangugi il contenuto. Arricci il naso, sollevi il labbro superiore e protrudi la lingua.

«Bleah!» esclami.

I due uomini arretrano di qualche passo, abbassando lo sguardo e coprendosi la bocca con le mani.

Dopo alcuni secondi, la ferita che avevi alla spalla si rimargina completamente.

«Chi sono questi?» chiedi al mago.

«Messaggeri del re» ti ringhia.

Fanno una riverenza togliendosi il cappello.

«Allora? Che volete?» sbotti, risoluto.

«Oh, grande Turok il Mietitore! Sua Maestà vi ha mandato a chiamare» balbetta il più giovane, mostrandoti una pergamena.

«Sua Maestà, il Re? Cosa vuole da me questa volta?» li squadri dalla testa ai piedi, imbestialito.

«Oh, grande Mietitore, siete colui che ha sconfitto il demone del deserto! Colui che ha salvato la duchessa Eilen! Colui che ha liberato le regioni dell’ovest! Colui che...».

Strizzi gli occhi: le sopracciglia ti si abbassano sul naso e digrigni i denti.

Il ragazzo si affretta a proseguire con l’elenco: «…che ha distrutto il pozzo delle anime! Colui che ha ritrovato il leggendario vessillo di Karsiton primo! Colui che…».

«Vi ha mandato a farmi un elenco delle mie epiche gesta?!» scoppi, adirato.

«Oh, no, signore! Credo che queste cose leggendarie le conosca…» farfuglia il tipo, impaurito.

Scendi dal letto e ti avvicini al nanerottolo. Sei un bestione di circa due metri con delle spalle enormi. Il tuo corpo è ricoperto da muscoli e cicatrici e sei completamente nudo. Lo afferri per il collo e lo sollevi da terra.

«Sei venuto fin qui per farmi venire il mal di testa? Hanno cercato di uccidermi e ora mi tocca anche ascoltare tutto questo cianciare?» sbraiti, ricoprendolo di sputacchi. Poi, gli rifili un pugno nello stomaco che lo piega in due.

«La prego, Mietitore, mi lasci andare!» piagnucola il nanerottolo, annaspando.

Gli strappi la pergamena dalle mani e, senza troppi complimenti, imprecando, li sbatti entrambi fuori casa.

Erinor ti applaude.

«Sei strano, ultimamente» lo scruti, sospettoso. «Leggimela mentre mi do una lavata». Gli lanci il documento prima di infilarti nel bagno.

«Non hai nient’altro da aggiungere?» ti domanda, afferrando il rotolo al volo.

«Altro?». Rifletti per un attimo. «Grazie per avermi aiutato con quelle svitate».

«Ne vogliamo parlare?».

«Erano tre pazze, non credo ci sia altro da aggiungere». Dal bagno arriva il rumore dell’acqua che fuoriesce dalla vasca per finire sul pavimento. «Che vuole Karsiton, questa volta?».

«Il re ti ha convocato a palazzo, con urgenza. Non c’è scritto altro».

«Facciamo colazione e poi andremo a scoprire il motivo di tanta premura».

«È ora di pranzo, Turok!».

«Allora pranzeremo!».

Dopo esserti riempito la pancia, prendete i cavalli e, al trotto, vi dirigete verso il castello.

«Pensi che ti abbia chiamato per una nuova missione?» ti domanda il mago.

«Non lo so, sei tu il “mago”» fai spallucce. «Non mi sembra di essermi portato a letto qualche nobildonna di corte». Corrughi la fronte pensieroso. Guardi Erinor e noti che ha un’espressione contratta, quasi preoccupata. «Perché me lo chiedi? Hai paura di finire in catene?». Scoppi a ridere.

«No, no, certo che no!». Fa un profondo sospiro. «Devo finire di pagare la retta della scuola privata di mia figlia». Gira la testa verso di te. «Ho bisogno di altri soldi, quelli dell’ultima missione non sono bastati».

«Dev’essere un posto dove ti insegnano davvero tante cose, per essere così costosa» sghignazzi. «Non la potresti mandare altrove?».

«È una promessa che ho fatto a sua madre, prima che morisse. Devo mantenerla». Contrae la mascella.

Ti sembra che abbia gli occhi lucidi, così gli tiri una pacca sulla spalla. «Cercherò di aiutarti come posso, la famiglia è importante».

Verso metà pomeriggio raggiungete il portone di legno della fortezza. Delle guardie vi scortano fino all’ingresso del torrione centrale.


«Prego, aspettate qui» vi dice un uomo tutto agghindato prima di scomparire dietro una porta.

«Sarà la decima volta che ci invitano ad attendere prima di entrare in un’altra stanza». Imprechi con maestria contro Gabro e i suoi sacerdoti.

«Smettila, Turok! Ti sembra il momento?» ti fulmina Erinor con lo sguardo.

L’uscio si apre e il valletto vi fa segno di seguirlo.

Entrate nella sala delle cerimonie: è davvero enorme. Il soffitto a cupola è affrescato con scene di guerra e scontri tra dei. Il centro del salone è occupato da lunghi tavoli di legno intarsiati a mano. Sopra ad essi vi sono sparse leccornie di ogni genere e forma: cacciagione, tortini, verdure, dolci e frutta. Regna un profumo dolciastro misto a carne arrostita. L’aria è pervasa da una musica molto simile a una cantilena e quando arrivate nei pressi del re, il brusio si trasforma in un repentino silenzio di tomba.

Notate una ventina di persone, oltre a Karsiton VI. Riconosci Erija, la regina, e Nis, il primo ministro. Vicino al re c’è un uomo tarchiato, con radi capelli rossi. È vestito con abiti sfarzosi e, a giudicare dal colorito della pelle, deve essere affetto da qualche grave malattia.

«Finalmente, Turok! Sei arrivato!» esordisce Karsiton, in tono aspro.

«Maestà!» rispondi, esibendo un mezzo inchino.

Erinor fa altrettanto.

«Quest’uomo è Gurnor, il Duca di Mulaka» ti spiega il re.

Fai di nuovo una riverenza.

«Lasciateci soli, dobbiamo parlare!» ordina Karsiton.

«Ma, signore…» obietta Nis. «È la sala delle cerimonie, perché non vi allontanate voi invece di far spostare tutti gli ospiti?».

«Uscite! Ora!». Sulla fronte del re si è gonfiata una vena. L’ultima parola riecheggia con vigore, per alcuni secondi, in tutto il castello.


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