Capitolo I - Forza di Volontà
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Anno 981 d.E.
Un dolore improvviso e penetrante ti fa rinvenire. Ti guardi intorno: sei confuso, e il tormento non perde d’intensità.
«Basta! Ti prego!» strilli.
Del sangue misto a saliva ti cola dalla bocca; hai il fiatone e la puzza di carne bruciata - che senti nell’aria - proviene dal tuo corpo.
«Bentornato, Turok. Perdere i sensi non ti servirà a niente» biascica un uomo, nascosto nella penombra del suo cappuccio. Scoppia in una risata piena di disprezzo, allunga le braccia verso una sfera di pietra opaca e torna a interrogarti. «Da quante unità è composto l’esercito di Mulaka? Quali sono le difese della roccaforte?».
Lo guardi smarrito. Qualcosa ti suggerisce di non rispondere, ma il dolore sembra che stia avendo il sopravvento sulla tua forza di volontà.
«L’esercito, hai detto?» farfugli con un filo di voce. «Liberami e te lo dirò».
L’uomo fa un cenno con la testa e pochi secondi più tardi senti qualcuno afferrarti per i capelli.
«Mietitore!» grugnisce il demone. Ti scruta dall'alto, sovrastandoti di almeno mezzo metro. Le gambe corte e tozze, sotto il busto nerboruto e lungo, lo rendono orribilmente deforme. A completare quello spettacolo raccapricciante, ai lati del corpo, vi sono quattro braccia possenti, completamente ricoperte di peluria, e strani bozzi violacei. «Piegherò la tua volontà a tal punto che mi implorerai di ucciderti». Dalle fauci, disseminate di zanne qua e là, schizzano innumerevoli sputacchi che finiscono per ricoprirti il volto.
Arricci il naso, disgustato.
La bocca di quell’abominio si torce in un orribile ghigno. Mentre prende a martellarti il torace con ripetuti montanti dalla forza disumana, un rumore sordo ti fa presagire la rottura delle costole. Urli di dolore: un rigurgito di sangue si fa strada verso la tua bocca fino a fuoriuscire come una cascata.
«Basta, Yasek!» ordina l’uomo.
Il demone si blocca all’istante.
«Non devi ucciderlo o sarà tutto vano!».
Lo strano tizio levita nella tua direzione, fermandosi a pochi passi da te. Ti osserva incuriosito. «Non è con il dolore che avremo le risposte, vero, Turok?».
Alzi la testa in direzione della voce e incontri il suo sguardo. È un tipo pallido, con lunghi capelli biondi. Riconosci la sua tunica: è un mago della Torre Nera. I suoi occhi, però, sono strani, rifulgono di un bagliore vermiglio.
«Cosa sei?» balbetti.
Il mago ghigna e torna davanti alla sfera opaca che si riempie di un liquido nero come la pece.
«Parlerai, in un modo o nell’altro» sbotta l’uomo. Solleva le mani e intona una litania in una lingua che non avevi mai sentito prima.
Noti qualcosa di bianco, all’interno del globo, che inizia ad agitarsi. La cella detentiva in cui ti hanno legato - mani e piedi - lentamente perde quella sua puzza pungente di aceto e zolfo. Le pareti diventano sempre più chiare, fino a scomparire. Ti ritrovi a galleggiare in aria; sotto di te, noti una miriade di case. Precipiti verso il basso acquistando velocità; riconosci l’architettura del castello che svetta sulla collina e capisci che quella è Cucumis, la capitale del regno. Ti stai per sfracellare al suolo: mentre incroci istintivamente le braccia davanti al viso per proteggerti, ti blocchi a pochi centimetri dal tetto di un’abitazione.
Ti svegli di soprassalto, madido di sudore. La sensazione di cadere nel vuoto è ancora vivida nella tua mente, ma dopo qualche secondo metti a fuoco la stanza da letto.
«Turok, ti prego, lasciaci dormire! Siamo esauste…» mormora, assonnata, una ragazza accoccolata sul tuo petto. Sono tre sorelle che hai “conosciuto” qualche ora prima.
Senza troppi complimenti, la scansi e scendi dal giaciglio, prendi la lanterna, apri la porta e ti dirigi al piano terra. Fai un sospiro profondo e varchi l’uscio di casa completamente nudo.
Una folata di vento ti scompiglia i capelli che ti finiscono davanti al viso e nella bocca. Ti si accappona la pelle e le narici si riempiono dell’odore della pioggia. In lontananza, vedi dei fulmini a nord-ovest che squarciano l’oscurità del cielo, illuminandolo come se fosse giorno. La strada davanti a te è deserta, non traspaiono luci accese dalle finestre.
«Che sia stato solo un incubo?» borbotti, preoccupato. Ti tocchi la schiena e non senti ustioni o ferite. «Devo smetterla di mischiare tutte quelle droghe insieme all’alcol». Rutti poderosamente.
«Salute!» esclama una voce maschile, scoppiando in una risata sarcastica.
Ti giri di scatto e noti, in un angolo della cucina, i carboni incandescenti di una pipa accesa che, ad ogni tirata, illuminano il volto di Erinor, il tuo amico mago.
«Non ti avevo visto». Sbadigli, stiracchiandoti.
«Potresti anche coprirti, non sei un bello spettacolo» arriccia il naso, contrariato.
«Avevo bisogno di un po’ d’aria fresca». Sospiri. «Che ci fai ancora sveglio?». Ti porti le mani ai fianchi.
«Siete stati piuttosto rumorosi… tutta la notte» brontola, spazientito.
«Quelle ragazze sono proprio scatenate» spieghi. Gli angoli della tua bocca guizzano verso l’alto.
Erinor aspira un’altra boccata e i tizzoni tornano a illuminargli il volto corrucciato.
«Scusa…» balbetti, grattandoti la nuca.
«Mi stanno raggiungendo, devo correre più in fretta» pensi, con il fiato corto. Ti giri per vedere se ti stanno ancora seguendo. Noti un’ombra e imprechi. «Che vogliono da me?!» rimugini, maledicendo Evna, la tua dea protettrice.
All’improvviso, ti ritrovi davanti a delle abitazioni in fiamme. A terra, sulla tua destra, ci sono dei corpi senza vita. Hai il fiatone e la paura sta avendo il sopravvento.
Un rumore alle tue spalle ti costringe a voltarti di scatto. Una donna bionda con la gola recisa e il vestito a fiori imbrattato di sangue ti fissa. Non dice nulla, si limita a guardarti con i suoi occhi tristi e spenti. Dopo alcuni secondi ti accorgi che più in basso, all’altezza delle cosce, ci sono due bambini che la tengono per mano. Hanno degli orrendi squarci sull’addome e del sangue che cola dalla bocca.
«No!» urli, piangendo. «No! Lasciatemi in pace!». Cadi in ginocchio singhiozzando.
«Turok! Turok! Apri questa fottuta porta. Turok!». Qualcuno sbraita dal corridoio.
Ti svegli di soprassalto: sei madido di sudore per l’incubo che stavi rivivendo e ti senti ancora un po’ intontito dalle droghe della sera prima. Una ragazza è a cavalcioni sopra di te, sta dimenando i fianchi. Non sembrava infastidita dal fatto che tu stessi dormendo.
«Turok! Ti vuoi svegliare?!». Urlano ancora.
«Arrivo, arrivo! Che cos’è tutto questo baccano!» ringhi, cercando di alzarti, ma la giovane ti conficca le unghie nel petto e ti costringe a tornare supino.
«Dove credi di andare?» ti chiede la ragazza, in tono provocante.
«Non fare così…» sospiri. «Se non apro, finiranno per buttare giù la porta».
Le altre due fanciulle ti afferrano i polsi e ti bloccano.
«Avete voglia di giocare?» chiedi, ironico.
Lo scintillio di una lama ti mette in guardia. Un cuscino ti finisce sul viso e qualcuno inizia a premertelo sulla bocca.