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Quando smetti di aspettare

La vita che sembrava perfetta

1 min di lettura

Elena aveva imparato a sorridere nei momenti giusti. Lo faceva nelle fotografie, alle cene con gli amici, davanti ai suoi genitori quando le chiedevano come andasse la vita. Sorridere era diventato quasi un riflesso. Bastava sollevare appena gli angoli della bocca e dire: «Tutto bene».

Da fuori, la sua vita sembrava davvero perfetta. Un appartamento ordinato, un lavoro stabile, un uomo accanto da quasi dieci anni. Andrea era stato il suo primo amore importante e, per molto tempo, Elena aveva creduto che sarebbe stato anche l'ultimo.

Quella sera, però, seduta dall'altra parte del tavolo della cucina, Elena guardava il piatto ormai freddo e sentiva dentro di sé qualcosa rompersi lentamente. Andrea era arrivato a casa da quasi un'ora.

«Possiamo parlare?» chiese Elena.

«Elena, sono stanco.»

Quella frase la conosceva bene. Sono stanco. Ne parliamo domani. Adesso non è il momento. Lo sai che ti amo.

Per anni Elena aveva raccolto quelle frasi come promesse. Quella sera, invece, le sembrarono soltanto porte chiuse.

«Io non sono felice», disse piano.

Andrea alzò finalmente gli occhi. «E cosa vuoi che faccia?»

Elena rimase in silenzio. Era proprio quello il problema. Non voleva che facesse qualcosa perché lei lo chiedeva. Voleva che si accorgesse da solo di quanto si fosse allontanato.

Quella notte rimase sveglia a guardare il soffitto. E si fece una domanda che non aveva mai avuto il coraggio di formulare: e se il problema non fosse che Andrea non cambiava? E se il problema fosse che lei continuava ad aspettare?


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