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Le arcane industrie

Capitolo 2

13 min di lettura

La diplomatica parlò in una lingua sconosciuta ad uno dei suoi compagni: questi, fatto un rapido cenno di assenso, voltatosi a passo sostenuto andò verso l'interno della stazione. Non vi era bisogno di dire altro. I selenidi rimasti tornarono a loro posto seguiti dalla diplomatica con a fianco Gathus; chiudevano il seguito i cinque giovani maghi. Questa situazione metteva tutti in disagio e chi per incertezza, chi per quieto vivere, si decise ad ammutolirsi. Nell'insieme il gruppetto dava l'idea di una bizzarra processione religiosa.Raggiunta la panchina, la selenide prese posto a sedere e incrociate le gambe posò un blocco note sulle ginocchia; Gathus, che pure le era di fianco, non pareva interessato a quanto scrivesse.I cinque erano carichi di aspettative ma nulla accadeva e il tempo passava; i nervi tesi mutarono l'eccitazione in frustrazione e presto per riflesso inconscio si trovarono ad osservare minuziosamente i loro visitatori extraterrestri.Eccezione fatta per la donna, evidentemente a capo della missione, i cinque selenidi rimasti erano indistinguibili per funzione o ceto sociale; oltre alla testa scoperta, le lunghe cappe lasciavano intuire ben poco delle loro fattezze fisiche.L'idea comunemente accettata riguardo al loro modo di vestire sulla terra voleva che essi celassero agli sguardi umani l'estrema gracilità dei loro corpi, e l'annesso disagio che un simile spettacolo arrecherebbe alla sensibilità comune terrestre. La ridotta gravità lunare non favorisce lo sviluppo muscolare e l'accumulo incontrollato di grasso creerebbe gravi scompensi biologici: il passare dei millenni avevano favorito divergenze, premiando in salute le generazioni più adatte, sino a marcare anche nell'aspetto il divario etnico che passava tra i popoli della terra e quelli della luna.Un suono di scalpicci in fondo alla sala li prese alla sprovvista; una piccola pattuglia, non più di quattro elementi, marciava nella loro direzione. Lo sbigottimento iniziale dei ragazzi fu fulmineo, ma durò poco nel constatare che ne Gathus, ne la misteriosa selenide parevano preoccuparsene. Infatti la piccola ronda non li degno neppure di uno sguardo continuando nel loro pomposo incidere; ma nessuno dubitava che quella non fosse una coincidenza. I cinque maghi erano ben familiari con il modus operandi del Glorioso Regno Fides, potevano leggere il significato di quella ridicola mini–parata come se fossero state insigne esposte in piazza: sua maestà sapeva e vedeva, era tollerante, ma... presente. Si guardarono tra loro, come condividendo un unico pensiero, cinque paia di occhi si fissarono sul volto della diplomatica ansiosi di interpretare la sua reazione.Apparentemente distaccata, ella semplicemente continuava a scrivere impassibile, ma arrivò il momento in cui il fragore dei passi non poteva più essere ignorato: le labbra della selenide sfoggiavano un sorriso. Forse il riflesso di un saluto inespresso oppure una personale serenità per ciò che scriveva; eppure nelle menti eccitate dei suoi osservatori quel sorriso appariva beffardo o sarcastico; i giovani maghi credettero, o sperarono, di leggervi una affinità sovversiva che li legava; ma non era così per tutti, tra loro c'era anche chi risentiva di ciò come mancanza di rispetto.Il primo arrivo scosse tutti; la tensione li rendeva sensibili persino per cose a cui erano abituati. Le pareti ronzarono, il lampadari vibrarono in modo controllato nei loro cardini: la pesante bestia di metallo fece la sua maestosa entrata in un fracasso infernale tra sbuffi e lo stridere sui binari dei ruote artigliate dai freni. La selenide non si alzò, e correttamente intuirono che non era ancora quello il loro momento. Quando il treno fu finalmente fermo le porte si aprirono. Il vapore empiva la sala come una leggera nebbia e in essa sembrava vi si muovessero dei fantasmi; poche figure scesero dalle carrozze, ancora meno salirono. Nel diradarsi della nebbia anche le carrozze e gli scompartimenti acquistavano finalmente forma completa. Un lungo fischio, rumore e nebbia crebbe, e come un sogno il treno si avvolse nuovamente nella nebbia prosegui lento verso l'oblio. Per altre due volte vi fu attesa, silenzio, e quindi il ripetersi meccanico di quel frastornante evento. Ma più di ogni cosa fu il momento in cui la selenide chiuse il blocco note e si alzò a scuoterli maggiormente.– È la nostra fermata, andiamo? – disse allegraTutti salirono a bordo ma, come preventivato, i maghi e i selenidi si divisero in carrozze separate mentre Gathus, il loro massiccio bodyguard, sarebbe stato a convegno nella carrozza dei viaggiatori lunari.– Non ci vorrà molto; tornerò subito – chiuse la porta dello scompartimento dei ragazzi, dileguandosi senza attendere obiezioni.Ma nessuno aveva spirito per ribattere, i cinque lasciati soli si incupirono nel vedere la loro piccola avventura finire in modo così poco soddisfacente, solo Aylen fu ravvivata quando si accorse che il loro treno era di un tipo integrato con le più moderne tecnologie. Questo infastidí gli altri, al punto da sentirsi traditi, dato la comune intesa di insofferenza al pavoneggiarsi dei loro regnanti: nessuno credeva che la presenza dei selenidi e la sontuosità di quel treno fosse una coincidenza. Una triste giostra messo come compenso alla perdita di un evento straordinario, quasi unico nelle loro vite.Ma l'argomento catalizzatore fu presto altro.– ...e così il bell'imbusto scarica i bambini e si apparta con l'esotica principessa della luna – fece malizioso Minosm mentre osservava, non senza rimprovero, Aylen che tastava lungo le pareti, voltava cuscini e rigirava le tende come alla ricerca di quale tesoro.– È la sua storia – ribattè Thandi seduta al l'inseparabile fianco della sua amica Zarama e di rimpetto a Minosm – Lui non voleva neppure parlarle; ha accettato solo perché ci levava d'impiccio tutti: si è sacrificato –– Sacrificato? – sbottò ilare – Quello non è mica la tua cara nonnina che ha combattuto nella grande guerra –– Che c'entra? – si intromise Zarama, e ben conoscenza quanto peso aveva l'argomento che Minosm aveva inappropriatamente tirato in ballo – A nessuno piace vedere approfittare di chi aiuta gli altri: che tu lo voglia o no, il disastro di questa sera lo ha risolto così; è non mi è sembra che ti fossi lamentato di questo –Lior, che finora era rimasto muto al fianco di Minosm, era consapevole di non essere ritenuto la causa del problema, ma il suo diretto coinvolgimento nell'incidente con la guardia lo metteva a disagio. Quando volle dire qualcosa Aylen, unica in piedi che gironzolava per la cabina, lo scavalcò per raggiungere il finestrino. Ora tutti seguivano silenti Aylen che guardava fuori e all'insù: dava l'idea di una gatta accovacciata, ma lei non seguiva la sfuggente vista dei grandi complessi industriale che correvano inghiotti nella notte: qualcosa oltre il vetro, ma ancora di parte del treno, catalizzava lo sguardo della cacciatrice.– È anche nostro dovere sapere cosa combinano i selenidi – Thandi prese una pausa, sentiva gli occhi degli amici: una parola sbagliata su gli stranieri, e quelli sarebbero stati occhi inquisitori – Per la gente comune sarà solamente della gente figa ma non dobbiamo dimenticare che il loro potere è enorme, quello che hanno fatto durante la guerra... –Minosm roteò gli occhi rassegnato, Zarama sospirò per l'amica, Lior appariva muto e meditabondo, ma l'andirivieni su e giù del suo ginocchio rivelava la profonda agitazione che covava dentro. L'esasperazione di Thandi crebbe oltre misura: non poteva più girarci intorno, aggirare il discorso avrebbe solo reso più vistosa la voragine – Si! parlo dell'ultima guerra, La Grande, la Finis: la guerra che avrebbe dovuto estinguerci tutti... ma che invece venne scongiurata dai selenidi e il loro misterioso potere –– "misterioso potere" – fece eco Minosm, sarcastico – tutti sanno che sulla luna tecnologie troppo avanzate per essere comprese, e troppo arcaiche perché qualcuno, o qualcosa, ne abbia memoria. Ma quello che fanno è noto: tengono in vita! Tengono in vita i selenidi sulla luna, evitano l'estinzione della specie umana sulla terra quando si butta in una guerra suicida –– Ah sì? – ribatte Thandi che sentiva ribollire lo stesso sangue che proprio in quella guerra aveva portato la madre di sua madre – Cosa guida questo potere, come stabilisce chi sta morendo? Come sa chi va salvato e chi invece può crepare con suo comodo? Le macchine decidono da sole? –Lior si erse in piedi, quasi istantaneamente si pentì dalla ridicola drammaticità di questo suo atto e per un attimo rimase cose sospeso, ma poi riaffiorò la ragione del suo malessere– Le macchine dei selenidi decidono? Si! E anche meglio di tanti capoccioni che guidano i governi qua da noi! Ricordi l'incidente di del Valchion, il terzo impero dismesso? Durante la guerra, e probabilmente anche prima, hanno tenuto segretamente in ostaggio una dei vascelli aerei dei selenidi: non ci vuole un genio per capire chel'avranno rivoltata mille volte per carpirne i segreti fortunatamente per tutti senza venire a capo di nulla. Poi un bel giorno, a guerra finita si rassegno al l'inutilità del vascello, fanno i meschini adulatori... e si decidono a restituirlo ai selenidi. Ebbene... –– ...il vascello si è attivato alla presenza dei selenidi prima di averne qualsiasi contatto fisico – riprese Thandi che conosceva bene quella storia e temeva Lior la manipolasse a proprio favore – non prova che quelle macchine hanno... volontà propria e autonoma! Il potere sotto il controllo dei selenidi è più grande di quanto dicono –Minosm sollevo le braccia "ecco il problema con il complottismo" pensava seccato "le macchine sanno scegliere? Allora il problema è che non sanno scegliere autonomamente! Creano l'impianto del complotto, e se l'impianto salta, semplicemente lo spostano a proprio gusto. Le città dei selenidi sono dei buchi sotto la superficie lunare: ma loro hanno un potere che gli permetterebbe di conquistare la Terra in meno di una settimana, eppure l'unico momento in cui viene usato è per prevenire un suicidio di massa. Perché sentirsi in debito e riflettere sui tuoi sbagli quando puoi fare la vittima a tempo indefinito?" ma Minosm non avversava Thandi: dei complottisti detestava le amenità capricciosa, ma i selenidi erano un enigma bello e terribile per tutti. In cuor suo, forse, rispettava più lo scetticismo di Thandi che la venerazione religiosa che alcuni avevano verso "gli angeli della volta notturna". Ma Thandi sapeva di essere sola: ne Lior ne Zarama, che pure le era amica, condividevano la sua diffidenza verso il popolo della luna. Gli argomenti che usava Thandi erano spesso troppo simili ai sovversivi militaristi che volevano la restaurazione dei vecchi imperi. Lior, più per riflesso che volontà cosciente, diede voce a questi sospetti.– Se i selenidi sono una tale minaccia... – disse con intenzione sarcastica, ma manifestandosi inquisitivo agli occhi di Thandi – ... pensi che dovremmo riesumare i vecchi imperi caduti e organizzare una bella guerra totale contro la luna? –Thandi fece una smorfia, sapeva come ribattere alle risposte che si aspettavano da lei– Gli imperatori fanno le guerre perché non capiscono un tubo, ma dietro gli imperi c'è una forza reale, fatta da migliaia di menti e braccia umane; non pulsanti e leve che fanno da se –Minosm si fece gelido, le argomentazioni di Thandi le aveva già udite altrove: in chiuse cerchie oscure di gente che lui detestava profondamente. Nella sua mente spariva il volto della amica, apparivano quelle di decine di labbra infide che vi si specchiavano.– Gli imperatori sono solo degli insignificanti fantocci seduti su una sedia con un esercito di farabutti attorno che impediscono alla persone oneste di liberare quel posto – La tensione crebbe, fastidiosi riflessi non consciamente richiamati fecero scorrere nelle menti ora accese l'idea di talvolta questo, talvolta quell'incantesimo.– Ragazzi! – Il tono squillante di Aylen scosse il piccolo gruppo: la voce dell'amica facevano ora pesare stizza e rammarico come un oscura colpa – Credevo ci fosse qualcuno, oltre a me, interessata ad ascoltare l'incontro galante tra il bell'imbusto del nostro bodyguard e la bella selenide... ma forse mi sbagliavo? – Tutti gli occhi dei giovani maghi erano catalizzati su di lei, Aylen aveva un sorriso smagliante e li guardava quasi con euforia. Si aspettavano qualche rimprovero, di come quelli che si fanno per ricordare i dogmi e i legami dell'amicizia; ma Aylen sembrava aliena a quanto successo finora. Solo Lior che si reputava il più riflessivo, perché raramente ammetteva di essere il più impulsivo, ebbe prontezza di ricollegare gli eventi tanto da avere una risposta pronta.– Il tizio in conferenza non è un pivello, se usiamo la magia ci becca subito –Aylen si fece anche più luminosa in viso, era estatica: amava quando le sue migliori scoperte venivano quando si dubitava di lei.– Allora perché non usare altro? –Usata finora per convegno prima nella stretta cabina calò ora un silenzio attento, quasi intimo. L'unica in piedi e con le spalle al finestrino, Aylen era determinata a proseguire la sua esposizione: voltasi si chinò ad afferrare un piccolo cilindro asimmetrico dalla forma di un cono, tagliato alla punta, da cui pendeva un tubicino. Diversi spilli erano appuntati su quello strano apparato e ora emetteva dei ronzi i indecifrabili, suoni a diverse cadenze sembravano seguire una logica vagamente familiare, ma nessuno potesse dirsi certo di cosa; Minosm alzò la mano puntando il dito: una memoria vaga lo aveva messo sulla buona strada.– ...! – Minosm esitò, portò il dito sulle labbra, come a voler zittire se stesso: non avrebbe rovinato ad Aylen il suo gioco, ma il dubbio lo bruciava – Non può essere quello che credo, quelle sono tecnologie riservate ai militari, un treno pubblico poi –Accortasi che Minosm aveva capito, Aylen si decise a tagliare corto – Esistono treni dedicati alle forze armate; anche se camuffati come mezzi pubblici quando ci sono ospiti importanti –– i selenidi – sorrise Zarama, lieta di aver scoperto almeno una parte dell'enigma – le parate dei governi sono sempre di natura marziale: allora Aylen, cosa hai trovato su questo treno da militari? –– Con più tempo, un foglio e inchiostro avrei coniato il sogno di una vita: ma la vostra Aylen non dimentica gli amici... e i bodyguard ottusi che si vogliono tenersi per se i segreti delle belle selenidi – premette a fondo uno degli spilli appuntati al tubicino, e manipolò altri due o tre come levette. Il ronzio crebbe, più incisivo seppur ancora tremolante. Tutti indistintamente, persino Aylen che si credeva più preparata, ebbero un brivido nell'udire l'alieno gorgoglio mutarsi in un flusso forte, chiaro e limpido: quella era la voce di Gathus.Gathus aveva dovuto aspettare la selenide in una cabina vuota; l'attesa non lo disturbava, il muoversi del treno e la soluzione trovata per i ragazzi era l'unica cosa che interessava il suo lavoro. Ma nel trovarsi solo per poi vedersi la selenide che senza bussare piombava di soppiatto, lo fece scattare in piedi; per qualche ragione si formò nella sua testa l'immagine di un qualche illecito incontro galante, idea bislacca che riuscì subito a togliersi dalla testa ma che in principio lo mise nell'impaccio dell'imbarazzo. Ci furono pochi convenevoli e la selenide passò immediatamente a ricapitolare vicende che lui già conosceva bene; con l'accendersi della discussione Gathus aveva perso ogni imbarazzo e ribatteva animatamente; fu per questo che Gathus non fece caso il clic di attivazione del sistema di comunicazione da cui Aylen origliava riconoscendo la sua voce. Poiché manomesso in solo invio, ne Gathus ne la selenide udirono i ragazzi parlare dall'altro capo quando si avvicinarono ad origliare tutti insieme.– Vi renderete ridicoli agli occhi del pubblico se credete che vi sia nazione, o regno, disposto a concedervi una cosa simile –– Solo per chi non conosce la nostra condizione... e le nostre ragioni – La selenide non risentiva dalla sua goffa irruenza smorzata. Gli appariva come un grande orso che goffamente cercasse di scacciare una farfalla senza voler ricorrere all'intimidazione; per un attimo anche a lei sovvenne l'impressione di un incontro galante.– Di come vivete, rintanati in enormi basi nel sottosuolo lunare con antichi macchinari a tenervi in vita, è noto; si sa anche che nessuno potrebbe riparare quegli apparecchi. Per questo non di meno i disperati appaiono come folli –– Tu, Gathus, tu sei tra quelli che ci giudicano così? –– Non con malizia, ma il mio giudizio non è troppo diverso. C'è una soluzione più semplice e naturale: che siano secoli o millenni, appartenete anche voi al genere umano, la terra è un vostro diritto non meno del nostro –– Migrare in massa – disse vacua in risposta, come se avesse cantilenato una antica strofa – o...quale carità! La comunità internazionale si impegnerebbe a risolvere il più piccolo disturbo capitato ad un qualunque regno terrestre che esista da appena due secoli o tre secoli... quasi fosse un altro mondo in bisogno; ma un corpo celeste come il nostro, con millenni di storia autonoma? –– Isolati, ma sempre umani: non siete alieni, non fatevi alienare – La profondità e il coinvolgimento del tono con cui egli replico sorprese i cinque che origliavano: c'era qualcosa di diverso dalla stoica e anonima figura del loro bodyguard che ancora non riuscivano a decifrare. – e comunque – continuò – Non è la vostra autodeterminazione che contesto; ma la fattibilità di quello che chiedete –– Sarebbe stato folle qualche anno fa, questa... energia, questa cosa che voi chiamate"magia" è un fattore nuovo, qualcosa di sconosciuto anche alle menti che crearono gli arnesi che ci ingabbiano sulla luna – La fredda diplomatica era trascinata da speranze inconsce; persino Gathus poteva leggerne gli strati sommersi. Cos'era cambiato? Il governo dei selenidi era sempre stato un punto fermo di una cultura sempre votata alla razionalità, uno dei pochi, forse l'unico con cui la società umana si sia mai rapportata. Reclinò la testa di lato, non era uno scienziato; non aveva l'arte ne il tatto di sfiatare gli entusiasmi senza apparire deprimere. Lei non era la prima selenide che le parlava di quelle visionarie speranze, rifiutare all'epoca era stato più semplice. Ai sovversivi selenidi venuti da lui bastava raccomandare di porre più fiducia ai loro magisteri: ma quella che aveva di fronte ora era una rappresentante, la voce di quello stesso governo a cui lui aveva raccomandato tanti selenidi ad un pacifico ritorno. Se solo fossero stato più arroganti, mossi da ingenuità più che disperazione... o semplicemente ottusi: i soldi gli avrebbero fatto comodo e non avrebbe avuto rimpianti ad assecondare vacui capricci e disillusioni.– La magia non è quello che credete... –Il fruscio prese a velare ogni suono come tanti granelli di sabbia, inghiottita come dalle sabbie mobili, la voce di Gathus sprofondò nel caos informe.Non valsero tutti gli sforzi di Aylen per recuperare il resto del misterioso incontro.

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