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Le arcane industrie

Capitolo 1

12 min di lettura

Numerose lampade e lampadari a gas illuminavano gli ampi spazi della stazione, la luce intensa rendeva tutto ambrato, quasi monocromatico. Travi in ghisa e pannelli trasparenti facevano da tetto creando una bizzarra volta celeste, timidi riflessi sul metallo opaco sezionavano in rettangoli da cui traspariva il buio della notte.


Due persone avevano appena finito di correre, nervosi e affannati si voltavano di controllare di non essere seguiti. Nonostante le tante lampade, l'enorme sale non era per punto riscaldata e il freddo notturno traspariva anche dal pesante cappotto che l'individuo più grosso indossava; l'altro, un giovane meglio propenso ai sacrifici della moda, indossava abiti più sgargianti ma pensati per clima mite della sera: un braccio scoperto mostrava un lungo rivolo di sangue corrervi sopra. Parlavano basso volendo celare la segretezza e urgenza che li opprimeva. Finalmente fermi dietro una colonna vicino ai binari l'uomo tarchiato si decise a parlare.


– Vi avevo detto di non farlo –


– Se non l'avessi fatto ora ci sarebbe addosso – il giovane strofinò la mano sull'altro avambraccio; il rivolo rosso svanì senza alcuna traccia.


– Ora col tuo bel trucchetto ci saranno tutti addosso – l'omone guardò indietro, oltre il giovane, con mal celata apprensione. Altre due figure sembravano correre e ridacchiare mentre si avvicinavano.


– Beh , non quello lì; e grazie al mio incantesimo ne avrà per un bel po... e non potrà dare l'allarme –


– Voi due state bene? – disse alle nuove arrivate che nonostante l'affanno non la smettevano di battibeccare, tanto erano prese da eccitazione e ilarità che non udirono la domanda


– ...e boom! – disse l'una


– Ma sei proprio scemo – riprese l'altra, come se l'amica avesse con quella parola terminato un profondo discorso filosofico e avesse lasciato il compito di continuare – Avevi proprio la fregola di sparare l'incanto di grado da ultimo novizio contro qualcuno, eh? – disse in tono in parte canzonatorio, in parte severa, mentre gesticolava.


– Dove sono gli altri due? – si intromise rudemente, ma con apprensione, l'omone alle due; queste nell'accorgersi della sua presenza quasi raggelarono.


– Sono rimasti indietro, signore – quella che ebbe parlato si morse il labbro odiando la soggezione che le faceva quel massiccio individuo – Voglio dire Minosm è inciampato al salto sul cavalcavia e Aylen e tornata indietro a dargli una mano. Ma non c'è pericolo che la guardia era bella che sistemata dal colpo di Lior –


– Quello che gli dicevo – riprese finalmente Lior – Ma lui dice che non dovevo, attiriamo l'attenzione cosi; Thandi, diglielo tu –


– Beh, tanto inosservato non sarà passato! – Thandi e la ragazza con cui era arrivata ridacchiarono ancora un po.


– Ma almeno avessi scelto un incantesimo silenzioso – aggiunse quella che finora era stata, in senso relativo, la più silente – Gli incantesimi del novizio fanno segnalazioni con il botto per una ragione: tu pure vai a pescarli tra i più potenti che conosci – ondeggiava in cerchio il braccio con fare eloquente.


– Tu sei Zarama, giusto? – si intromise l'omone, e anche Zarama ebbe un attimo di soggezione a quella figura ancora per nulla familiare – ...Lior e Thandi; vuol dire che aspettiamo solo Minosm e Aylen –


– ...e che incantesimo avrei dovuto lanciare? – Ribatte Lior a Zarama, risoluto a volere riconosciuto il buon merito della sua iniziativa – Ho preferito l'efficacia non letale piuttosto che intonazione e acustica. In città poi, con tutti il rumore degli aggeggi a vapore, il botto del mio incantesimo si mimetizza meglio rispetto a una guardia che da l'allarme –


– C'è differenza tra beccarsi una nota amministrativa per sospetto assembramento di maghi... e allertare tutta per impiego pubblico di magia. Aspettate qui! – disse risoluto il tizio robusto mentre già si dirigeva verso altre due figure distanti che si stavano avvicinando.


– Scommetto... – Riprese Lior sicuro che solo le altre due potessero sentirlo – ...che voleva atterrarla lui la guardia; magari con un gancio destro –


– Vabbè che i nostri vecchi l'hanno assunto come una specie di bodyguard, ma... non dovrebbe essere un mago pure lui? – Zarama non terminò con la stessa sicurezza iniziale. Guardando la figura massiccia dell'individuo che si allontanava non riusciva a ritirarlo nei panni di un gracile studioso di arcani.


– Non dico che non possa esserlo; ma se anche fosse nella cerchia più alta della magia, o anche uno dei sette nella lista della Tutela Antimagia e Controllo del Sovrannaturale, quella braccia sono di qualcuno a cui piace dare un gancio destro –


– Non saprei dire se è inseguito dal T.A.C.S. ma indubbiamente il tipo si mantiene in forma – sentenziò persuasa Thandi.


Zarama sorrise, ecco qualcosa su cui tutti potevano convenire a proposito dello strano bodyguard.


Intanto i nuovi arrivati, Minosm e Aylen, vennero raggiunti.


– Che cosa vi ha trattenuto? Stai bene? – aggiunse dopo aver notato che Minosm zoppicava leggermente.


– Un banalissimo crampo – replicò Minosm stizzito, ma più con se stesso – Non riuscivo a saltare l'inferriata e Aylen mi ha aiutato –


– Avete dovuto spendere magie? –


– No, no. Non ce n'è stato bisogno; ma mi sono tenuta pronta – disse Aylen ricevendo un cenno di assenso – Ma perché siamo qui? La pressovia è un posto pubblico; se danno le nostre descrizioni... –.


Ora il bodyguard si sentiva più tranquillo e più disposto a concedere tempo alle spiegazioni, vedendo i cinque nuovamente riuniti decise che quello fosse il momento adatto a manifestare apertamente l'urgenza della situazione.


– Per noi ora qualsiasi posto è pubblico. Tra voi c'è qualcuno che conosce un incanto di invisibilità... o anche camuffamento di gruppo? –


– Lior... – ingiunse Minosm dopo aver ascoltato il bodyguard e rivoltosi al compagno – mi pare parlassi di incantesimi di illusione recentemente –


– Lior si è già speso con la guardia per farci fuggire – interruppe il bodyguard – Non possiamo aspettare esposti e senza copertura mentre siamo ricercati: dobbiamo saltare sulla prima carrozza che arriva e mettere quante più stazioni possibile tra noi e questo posto –


– Li c'è una biglietteria automatica – disse Lior


– So come le collegano – disse Aylen – Se c'è una segnalazione, e con il poco traffico nella pressovia, sono le prime a dare il segnale alla guardia: se cercano sei, e noi compriamo sei biglietti poi... – il gruppo taceva, nessuno dubitava la sua familiarità con la fitta rete che interconnetteva le macchine automatiche a vapore – Però... – riprese sentendosi in obbligo di aggiungere altro – ...posso aprirla! – disse energica Aylen che vedeva ora l'occasione di dare lustro alle sue capacità di hijapouring – ...un taglio al tubicino a turbine per far perdere il vapore e... –


– No – interruppe l'omone – Guasteresti la macchinetta e li sarebbero subito sulle nostre tracce. Aspettatemi qui, cerco di procurarmi dei biglietti – con sorpresa di tutti si tolse il pesante cappotto e lo porse a Zarama, giudicandola la più ponderata del gruppo – Indossalo, se le cose vanno male amici comuni riconosceranno questa uniforme – Zarama ubbidi meccanicamente, tanto sconcertata da non notare i sottecchi invidiosi dei suoi compagni; avrebbe voluto dire qualcosa, ma nel voltarsi vide che egli già si allontanava dicendo loro – ... mettetevi vicino la macchinetta comunque: Aylen, vedi quanto ti ci vuole... e aprila se non mi vedi arrivare per tempo; prendete i biglietti e mettetevi in carrozza! –


Detto questo corse via lasciandola con gli altri a fissare Zarama, o meglio, l'uniforme che indossava.


– Beh... – disse timida Zarama mentre sembrava volersi far piccola nel largo cappotto, ottenendo solo di affondare piu nella colpa che occhi invidiosi le imputavano – Si fida di me... sono quella affidabile. Aylen! – esclamò seccata, seppur segretamente felice di distogliere l'attenzione da se stessa.


Ma già da prima che Zarama la chiamasse Aylen si era mossa verso una colonnina dorata illuminata da lucine a combustione sfrigolavano all'interno. Quando la raggiunsero, Aylen già si era tagliata un dito sullo sportellino laterale e del sangue colava sul bordo; con uno schiocco delle dita la macchia rossa balugino e lo sportellino si apri di colpo con un soffio meccanico; numerosi tubicini balzarono fuori.


– Non ti ha detto di aprire subito la biglietteria meccanica – disse seccato Minosm mentre Aylen già manipolava i tubicini che sembravano palpitare vivi dal vapore che li attraversava – È uno spreco usare la magia così –


– Non c'è bisogno di svenarsi per ogni incantesimo: tra mezz'oretta riavrò il mio sangue... e un problema in meno a cui pensare – obbiettò nell'appuntare uno spillo in un tubicino a serpentina – Ecco! Basta una semplice pressione per avere i nostri biglietti – Rimise tutto dentro e socchiuse lo sportellino – possiamo aspettare fino all'ultimo momento; se invece il nostro bodyguard torna prima, la macchinetta non è comunque rotta: o almeno non lo sarà per una settimana... credo – Gli altri sembravano convinti, solo Zarama si guardava ancora intorno nervosa, sentiva che quel cappotto la mettesse troppo in vista: stringendosi nelle spalle giocherellava con qualcosa che aveva in tasca. Quando si decise a quello che stringeva in mano, il suo sguardo si incrocio con un altro. Raggelatasi ripose l'oggetto in un altra tasca e disse a voce rotta dall'emozione.


– Ci stanno guardando – Tutti e quattro si voltarono nervosamente; non sapevano dove guardare perché Zarama era ora rivolta loro e nessuno osava parlare.


– Se questo è uno scherzo...– sibilò Thandi sopraffatta dalla tensione; improvvisamente Lior si irrigidì.


– Zarama, guarda di nuovo, quelle non sono semplici persone – Ora tutti seguivano lo sguardo di Lior, quasi aspettandosi di vedere una intera squadriglia del TACS.


A giusto una decina di metri, proprio presso una panchina c'era un enorme cartellone pubblicitario: uno scenario idilliaco, un altro mondo, un cielo troppo blu senza il grigio delle industrie, colline e valli troppo distanti e visibili a occhio nudo per appartenere al mondo urbano. Sotto il ritratto, si scagliavano quattro umili figure, e anche loro non erano di questo mondo: figure che al contrario del cartellone pubblicitario erano vive, presenti e sedute proprio su quella panchina.


– O, mio, Dio – sbottò Thandi e fu subito zittita. Il gruppo si chiuse a cerchio confabulando tra loro: ogni altra emergenza dimenticata.


– Ma sono proprio loro? – disse Minosm cercando di darsi un tono dietro scetticismo per celare la profonda emozione che lo avvinghiava.


– L'ultimo notiziario diceva che una delegazione avrebbe potuto far tappa anche qui da noi –


– Ma figurati se vanno in giro così senza scorta... o parate: come mettono piede a terra, vanno per corti e parlamenti quelli lì! Se sono proprio ospiti del nostro Regni Fides saranno prima di tutto in missione per tutti e quattro i nostri re! –


– Io vado! – Cerco di intromettersi Aylen, ma presto ignorata


– Ma tu hai sentito se sono atterrarti qui... o qualunque parte del pianeta almeno? –


– Dalla luna possono atterrare dove vogliono, anche se ci vogliono un paio di mesi per andare o venire –


– Io vado! –


– Ma vi rendete conto che stiamo discutendo di nulla? Saranno solo tizi mascherati che fanno finta... –


– Dov'è finita Aylen? – Interruppe Thandi presa da una strana sensazione


– Dove vai scema! – mai vi fu urlo più bisbigliato da parte di Zarama – Torna qui! –


Ma Aylen, sorda a qualsiasi protesta, si dirigeva verso il gruppo di alieni che nel frattempo si erano già accorti di lei.


Non era che a metà strada tra loro che essi mossero, metodicamente raccoglievano i bagagli e si preparavano a cambiar di posto. La bruciante curiosità di Aylen ora si estingueva in un gelido senso di colpa. Pansava alla centinaia di migliaia di chilometri che li separava dalle proprie case, tutto e tutti erano alieni attorno a loro: per loro sarebbe stata solo una capricciosa bimba venuta ad importunarli. Si strinse sconsolata nella giacca, si voltò sperando capissero che non li avrebbe più importunati, ma non riusciva a fermare il torrente di pensieri che le turbinavano in testa: "che occasione! Esseri da un altro mondo, anticamente umani, ma ora millenni ci dividono da quelle antiche basi lunari: chissà se ancora un si sentono umani. Avrei voluto chiedere loro..."


– Perché hai lasciato gli altri? –


Risvegliata dal suo sogno di mondi lontani, ci volle un po' prima che Aylen si accorgesse del bodyguard che le si era fatto di fronte a parlare.


– Non hai visto sulla panchina? – riuscì a dire quasi balbettante – proprio quella li in fondo, c'è un enorme cartellone pubblicitario – Guardingo e nervoso, il body non si volse a guardare dove Aylen indicava.


– Non c'è tempo per ammirare cartelloni – disse severo mentre la fissava – abbiamo un problema: sono riuscito a trovare un bagarino, ma aveva solo tre biglietti – li mostrò ad Aylen – Tre di voi dovranno andare per primi, altri due invece staranno con... –


– Gathus? – il bodyguard si voltò meccanicamente, come una grossa statua marmorea che rispondesse a chissà quale formula magica – lei è Gathus? – insisté la voce


Una figura femminile stava a pochi passi da loro, longilinea e quasi amorfa nella lunga cappa grigia che la coprirla sino alle caviglie – Si che è lei – continuò con più fermezza, come se ora fosse una terza persona si fosse unita a quel monologo – Abbiamo il folio identificativo; ma non si preoccupi, ci è stato dato da amici comuni – non attendeva risposte: già temprata dalla rigidità, quasi pietrificazione, di centinaia di volti umani quando vedevano un volto a loro alieno quale il suo. Eppure quell'uomo che aveva chiamato Gathus non sembrava subire quell'effetto, la sua rigidità era severa; volutamente intenzionato a mascherare qualsiasi risposta emotiva. La misteriosa viandante si fece più risoluta, convinta di aver colto nel segno. La giovane Aylen da parte sua era scombussolata da una strana miscela di emozioni nel vedere quella vestale onirica rivolgersi a loro in modo così familiare: non bastava aver visto fotoritrazioni o le negli incantesimi di immagini in movimento per abituarsi a quel primo contatto, una leggera ma incisiva repulsione per quel volto non interamente umano contribuiva a farla sentire in colpa; lei, che avrebbe altresì definito quel volto di una bellezza effimera!


– Non sono interessato – Il tono gelido di Gathus irritò Aylen: se qualcosa che poteva sovrastarle ogni istinto, senso di colpa o confusione... questa era chiunque cercasse di censurare le sue curiosità.


– Tu... Tu li conosci? Voglio dire... di persona? – Gathus sapeva di non poter semplicemente ignorare Aylen, non ora almeno.


– Ho avuto richieste di ingaggio da parte loro –


– Si, ero a conoscenza anche di questo – riprese la misteriosa astronauta – I miei concittadini, coloro che ti hanno contattato lo facevano a proprio rischio e... – sospirò come a pensare a tempi più ingenui – a rischio di essere severamente puniti da nostra parte. Coloro che additavamo come setta erano invece... –


– Ho avuto la loro parte della storia – taglio corto Gathus che vedeva crearsi attorno un piccolo assembramento tra gli altri selenidi, compagni della strana donna, e gli altri ragazzi avvicinarsi – non ero interessato alla loro, non sono interessato alla vostra –


Aylen senti un bruciante desiderio di colpire quell'ottuso viso squadrato – Beh! – si volse con fare pacificatorio verso la misteriosa viandante – ma magari potete sempre dire; e buono, uhm, parlare, ricordare, dire cose che ad altri... sembrano non interessare – La straniera, che era sul punto di girarsi sui tacchi e andare via, si senti invece colpita dalla tenera curiosità della giovane donna ed ebbe un ispirazione.


– Una maga... – disse calma – ...si dice si accompagni con altri maghi: questi ragazzi con voi lo sono tutti? – il gruppetto, che finora non aveva parlato, riuscì a chiudersi ancora più nel silenzio – capisco; i vostri re non amano la magia, sono stata priva di tatto a parlarvi dei nostri problemi senza considerare i vostri. Sappiate quindi che i vostri re hanno concesso noi... diciamo una dispensa: possiamo entrare in contatto anche con persone non gradite presso i vostri regni, senza che nessuno ci disturbi, per il tempo in cui esplicheremo nei regni la nostra missione almeno. –


– Sarebbe una soluzione a tanti problemi, già in passato siamo stati segnalati – prese a dire Minosm – ma questa volta la nostra "fuga" dalla guardia verrebbe vista come legata a questo incontro: un incidente presso un controllo formale per evitare un incidente diplomatico. Potremmo dire che voi ci aspettavate –


La selenide inclinò la testa di lato simulando sorpresa, ma in cuor suo mascherava una segreta soddisfazione nel vedere come il suo piccolo azzardo si chiudesse, persino meglio di come preventivato. Gathus sembrava non obiettare attendeva, o cercava, un argomento più proficuo per dismettere l'interesse della selenide nei loro confronti, ma l'esperta diplomatica sapeva quando era il momento di chiudere una mano a proprio favore.


– Discuterne in una carrozza del treno ci darà maggior agio, il nostro arrivo dovrebbe essere qui a momenti... – a questa pausa non aggiunse altro


Ghatus si vide più braccato che colto all'amo; come bodyguard sarebbe stato complicato spiegare ai genitori dei ragazzi perché aver lasciato un approdo sicuro; non poteva rifiutare, ma poteva ancora stabilire i termini


– Sta bene – disse infine, ma poi sollevato un dito aggiunse – pagate voi carrozze separate: sentirò anche la vostra storia ma parleremo io e voi, e io e voi soltanto. Non c'è ragione di coinvolgere i ragazzi in questa faccenda –


La selenide sorrise, era un bel sorriso per chi si fosse abituato alle fattezze aliene dei volti selenidi, ma svanì subito; l'acuta mente della diplomatica non si crogiolava in piccole vittorie. "Successo o fallimento" ricordava "tutto aggiunge semplici strati al principio di sovrapposizione. Il risultato è sempre al centro di una fitta ragnatela: solo chi ha saputo tesserla vi ci si troverà".

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