Capitolo I - JENNIFER
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Il teatro era gremito, tutti i biglietti erano stati venduti mesi prima e trovare un posto libero era impossibile. Il due cantanti lirici, originari del pianeta Litos, erano famosi nel quarto quadrante e in quelli limitrofi.
Il sipario si aprì e i due gemelli fecero il loro ingresso, accompagnati dagli applausi dei millecinquecento paganti. Natalie indossava un abito corto, aderente, di colore nero, che risaltava sulla pelle bianca come il latte. Il viso allungato era incorniciato dai lunghi capelli rosso scarlatto, come gli occhi e le labbra.
Il fratello, Houng, indossava un abito da sera blu elettrico con il papillon e camicia nera. Come Natalie, aveva la pelle bianca, i capelli - corti - e gli occhi rosso scarlatto.
Houng era un uomo molto scaramantico e vestiva sempre allo stesso modo quando saliva sul palco.
Gli applausi si protrassero per almeno dieci minuti, dopodiché lo spettacolo ebbe inizio.
«Come sono emozionata!» esclamò Hangy con un ampio sorriso. «Si gode di una bellissima vista da qui! Il palco si vede benissimo… Questi posti saranno costati una fortuna!» aggiunse la ragazza.
«Piccola, per te solo il meglio» rispose, compiaciuto, Krault.
«Grazie, tesoro! Dopo lo spettacolo ti dimostrerò quanto apprezzi tutto questo» cinguettò la ragazza, facendogli l’occhiolino.
Krault era una delle persone più ricche e potenti del pianeta Protos, nonché una delle più pericolose. Era un uomo di mezza età, non particolarmente alto, con un fisico ancora possente. La pelle era color verde smeraldo, il viso tondo e i capelli lunghi, azzurri, come la barba incolta.
Il tenore e il soprano finirono l’esibizione. Gli spettatori si alzarono in piedi per l’applauso che si protrasse per una ventina di minuti.
«Signore, la macchina la sta aspettando» comunicò a Krault una delle sue quattro guardie del corpo.
«Andiamo, Hangy, lo spettacolo è terminato» disse l’uomo.
Hangy si alzò dalla poltroncina. Ea una delle umane più belle che Krault avesse mai visto: alta, sensuale, labbra carnose e capelli neri. Indossava un cortissimo abitino da sera che metteva in mostra le lunghissime e bellissime gambe affusolate.
Krault era anche un chiacchieratissimo playboy, ma con Hangy sembrava diverso.
La storia tra i due andava avanti oramai da qualche mese.
Le guardie del corpo li scortarono fino all’uscita del teatro dove, parcheggiata tra due veicoli blindati, li attendeva una bellissima auto sportiva. Krault aiutò Hangy a salire sull’auto, poi si mise alla guida. La scorta, invece, prese posto nelle due auto vicine.
Krault mise in moto e si diresse, sgommando, verso casa.
«Adoro quest’auto, è così bella! Tutti si girano per ammirarci!» sorrise, felice, la ragazza.
«Potrei regalartene una».
«Mi piacerebbe tantissimo» rispose Hangy, in maniera provocante. «Perché non acceleri? Ho voglia di te…» aggiunse, girandosi verso l’uomo. Gli accarezzò una gamba e gli infilò la lingua nell’orecchio.
Krault sorrise e spinse il piede sull’acceleratore, facendo sfrecciare l’auto a folle velocità. Le auto della scorta, che non riuscivano a tenere il passo della sportiva, persero terreno fin quando l’uomo non le vide più nello specchietto retrovisore.
Krault e Hangy arrivarono alla lussuosa villa costruita in riva all’oceano.
Le spiagge di Protos si distinguevano per la sabbia nera, mentre l’acqua degli oceani era di colore viola.
Gli uomini della sicurezza, che piantonavano l’ingresso, riconobbero Krault e aprirono il cancello. La macchina sportiva imboccò il viale alberato e si fermò davanti alla porta dell’abitazione. Un maggiordomo uscì dalla villa e corse ad aprire la portiera dell’auto; Krault scese e poi aiutò Hangy. La minigonna della ragazza era scorsa verso l’alto mettendo leggermente in mostra le mutandine: l’uomo se ne accorse, sorrise compiaciuto e le tirò una pacca sul sedere.
«Che stupido che sei!» sorrise maliziosamente Hangy. Ancheggiando, entrò nella villa.
«Tra dieci minuti mandami Jennifer» ordinò Krault al maggiordomo, che si limitò ad annuire.
L’uomo entrò in casa e salì al primo piano dove si trovavano le camere da letto. Hangy si era già infilata nella stanza padronale e lo stava aspettando con impazienza.
Krault varcò la soglia e chiuse la porta dietro di sé; la ragazza gli si avvicinò e lo baciò con passione. L’uomo ricambiò e, afferrandola per le natiche, la strinse a sé.
«Vado a farmi una doccia» sussurrò la ragazza.
«Sbrigati, non farmi aspettare troppo».
Hangy, come un felino, sgattaiolò nel bagno; l’uomo, sorridendo, si avvicinò a un pannello nero sulla parete accanto al letto e una lieve melodia si diffuse nella stanza. Le luci della camera si attenuarono e la tenda che oscurava la grande finestra si ritrasse nella parete. La vista dell’oceano era mozzafiato; il riverbero delle lune sulla superficie dell’acqua creava un bellissimo gioco di luci che si rifletteva sul soffitto e sulle pareti della stanza.
Bussarono alla porta.
«Avanti!» rispose l’uomo.
Una cameriera entrò nella stanza, spingendo un piccolo carrellino a due piani sul quale erano stati disposti un cestello con una bottiglia immersa nel ghiaccio e della frutta fresca.
«Buonasera, signore» disse la ragazza.
«Buonasera, Jennifer. Lascialo pure lì».
«Come vuole, signore. Se non le occorre altro, tolgo il disturbo».
L’uomo la squadrò dalla testa ai piedi e sorrise. Jennifer, la sua cameriera umana, non era molto alta; aveva dei lunghi capelli neri, la carnagione color caramello, grandi occhi neri, un bellissimo viso e un corpo mozzafiato. In effetti, l’aveva assunta solo per quello.
L’uomo le si avvicinò, la ragazza profumava di buono.
«Curioso questo tuo profumo, è così buono. Come hai detto che si chiama il frutto dal quale è estratto?» chiese Krault.
«Fragola, signore». Jennifer arrossì.
L’uomo le passò una mano tra i capelli e la ragazza abbassò lo sguardo verso il pavimento.
«Perché non ti unisci a noi?» chiese Krault, indicando Hangy, che si intravedeva nuda attraverso la parete di cristallo della cabina doccia.
Jennifer alzò lo sguardo, lanciò una rapida occhiata alla donna, e si affrettò a rispondere: «Forse la prossima volta, signore. Ho dei compiti urgenti da portare a termine prima di domattina».
«Ma certo, prima il dovere…». Sospirò Krault. «Vai, ora!» sbottò, stizzito.
La cameriera fece un mezzo inchino e uscì velocemente dalla stanza, richiudendo la porta.
Krault si versò del liquore Asdariano nel bicchiere, chiuse gli occhi e ne assaporò il profumo: era il suo preferito. Portò il calice alla bocca e ne prese un piccolo sorso che tenne in bocca per alcuni secondi prima di ingoiarlo.
«Fantastico, mi lascia sempre senza parole» confessò, a voce alta, l’uomo.
«Devo essere gelosa?» chiese, con malizia, Hangy.
Krault trasalì, non l’aveva sentita uscire dal bagno. Si voltò di scatto e rimase piacevolmente sorpreso: la ragazza, completamente nuda, aveva ancora delle goccioline d’acqua sulla pelle e i capelli bagnati.
«Niente è fantastico, paragonato a te! Sei la creatura più splendida che abbia mai visto» disse con voce pacata l’uomo, avvicinandosi a Hangy.
La ragazza prese il bicchiere dalla mando di Krault, bevve un sorso, che trattenne in bocca, e lo baciò. Del liquore scivolò lungo il collo dell’uomo; Hangy se ne accorse e si affrettò a leccarglielo via.
«Ho voglia di divertirmi!» esclamò impaziente la ragazza, dando una vigorosa spinta a Krault che volò letteralmente sopra il letto, cadendo sulla schiena.
«Piano, Hangy! Mi ucciderai… non ti scordare che qui la gravità è molto più bassa rispetto a quella del tuo pianeta». Sorrise, sprezzante del pericolo appena corso.
La ragazza, con un balzo, si mise a cavalcioni dell’uomo, lo guardò fisso negli occhi per alcuni secondi e poi, con uno scatto, gli portò entrambe le mani al collo e strinse.
Krault divenne paonazzo in pochi secondi. Hangy sorrise, si avvicinò al viso dell’uomo e lo baciò con passione.
«Soffoco» sussurrò l’uomo.
«Povero piccolo» ribatté, ironica, la ragazza, lasciando andare la presa. Allungò una mano verso uno degli spigoli del materasso, prese una corda già legata a un’estremità del letto e la assicurò a uno dei polsi di Krault. Fece poi la stessa cosa con l’altra mano e con le gambe. L’uomo non disse nulla.
«Ora farai tutto quello che ti ordinerò» sussurrò la ragazza all’orecchio dell’uomo.
«Farò tutto quello che vuoi, ma non farmi male» finse di piagnucolare Krault.
«Lo vedremo!» sogghignò Hangy, e tirò un ceffone all’uomo.
Un rivolo di sangue gli uscì dal labbro inferiore.
La ragazza afferrò la camicia di Krault e con uno strattone fece saltare tutti i bottoni. Sorrise compiaciuta, avvicinò la bocca al torace dell’uomo e lo morse con forza, strappandogli un piccolo urletto di dolore.