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Come gestisci il punto di vista !
di Giulio De
3 min di lettura
tra gli appassionati di scrittura. La gestione del punto di vista è infatti un’insidia anche per gli autori più esperti.
Oggi si favorisce la terza persona focalizzata sul singolo personaggio: basti pensare a La Strada di McCarthy. Ma non è sempre stato così: abbiamo autori come Martin, che cambiano POV di capitolo in capitolo, oppure testi come Guerra e Pace, dove il POV salta di testa in testa da una riga all’altra. Vediamo le varie possibilità.
Prima persona
La prima persona è stata usata in ogni tempo, ed è ancora valida. Ha il vantaggio di far conoscere molto da vicino il protagonista, ma implica anche il doversi limitare sempre alle sue conoscenze, il che può mal adattarsi a certe trame; inoltre, è facile sembrare falsi se il personaggio non ha una motivazione per narrare il passato senza spifferare subito il finale.
Per limitare questi difetti è possibile applicare varie tecniche. Narrare al presente rende il tutto più naturale, per esempio, e in teoria è possibile continuare a narrare in prima persona cambiando però personaggio di capitolo in capitolo per rendere più chiare certe vicende (anche se si rischia di ridurre l’empatia e creare confusione).
Seconda persona e altri esperimenti
Esistono alcuni testi, come Se Una Notte d’Inverno un Viaggiatore di Calvino, che sono narrati in seconda persona. Dovrebbe creare un filo diretto con il lettore, ma alcuni lo trovano troppo artificiale per far immergere realmente.
In teoria, si può narrare in qualsiasi persona e tempo, anche alla seconda plurale futuro prossimo. L’effetto può essere particolare, ma bisogna ricordare che la scelta deve essere diretta a un preciso scopo, non bisogna solo cercare la “stramberia”, la “trovata”.
Anche il comportamento della persona narrante può variare. Sarà ironico verso gli eventi? Nasconderà delle informazioni? Dirà delle bugie? Quest’ultimo è il narratore inaffidabile, e può esserci sia in prima persona (come nella Coscienza di Zeno), sia in terza (quando le affermazioni del narratore sono smentite dagli eventi).
Terza persona
Il narratore di terza può essere onnisciente o immerso. La variante immersa (la più usata, in quanto permette di creare più empatia) ha anche diversi livelli di immersione, e a seconda delle necessità si può passare dall’immersione lieve a quella profonda. Ultimamente si sta riprendendo anche il narratore “cinematografico”, che era comune a inizio Novecento.
1. Narratore onnisciente
Il narratore è onnisciente quando esprime qualcosa al di fuori dei personaggi, come un’anticipazione degli eventi, o un commento che nessuno della mente dei personaggi pensa. Se non fa questo, non è onnisciente, neppure se salta da un personaggio all’altro a ogni riga. Naturalmente anche un testo narrato al 99% in terza limitata può avere una intrusione, una frase “da onnisciente”.
Era il narratore più comune in passato, ma oggi è poco apprezzato: si ritiene che il narratore troppo intrusivo riduca l’immersione nel testo.
2. Terza cinematografica
È come la terza onnisciente, solo che il narratore rinuncia ai commenti e a tutto ciò che non è oggettivo. Si limita a descrivere gli eventi, senza esprimere i pensieri e le sensazioni dei personaggi, senza mai entrare nella mente di alcuno (già, niente “la maniglia era fredda”, niente “Tizio ricordava che…”, eccetera). Molti ritengono tale narrazione troppo fredda, troppo poco empatica, e non apprezzano l’abbandono di quell’esclusiva della narrativa che è la penetrazione nella mente del personaggio. Ciò nonostante, c’è chi ritiene la sua oggettività un punto a favore.
3. Immersione lieve
Per dirla in modo cinematografico, la telecamera viene incollata sulla testa del personaggio, e così: sappiamo ciò che pensa, sappiamo cosa percepisce con i cinque sensi, e ci limitiamo solo alle sue percezioni. La narrazione però rimane oggettiva. Ecco un esempio:
«Tizio entrò nel ristorante. Con espressione di disgusto notò che il bancone era coperto di polvere. «Cristo», pensò, «non puliranno da un mese.»
4. Immersione profonda
Qui invece la telecamera è proprio nel cervello del personaggio: non solo ci si limita alle sue percezioni, ma tutta la narrazione riflette la sua voce. Il risultato finale è molto simile alla prima persona. Ecco un esempio per evidenziare le differenze con l’immersione lieve:
Tizio entrò nel sudicio ristorante. Tutta quella polvere era un’offesa all’igiene: non spolveravano quel dannato bancone da almeno un mese, almeno. Si ritiene che la massima intensità espressiva si ottenga mantenendo il punto di vista fisso su uno stesso personaggio: così si creerà un legame empatico più forte.