Il musicista
di Sibilla
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Il naso largo, schiacciato ma sporgente dal profilo, curioso, attratto dagli odori del mondo. Le rughe discendenti dal solco delle narici, per perdersi all'unione delle labbra, incorniciandole come due sorrisi trasversali sul volto. I capelli ricci, afro, attaccati alla nuca come molle in tensione. La bocca larga, i denti bianchi spiccano sul nero della pelle; il dente d'oro scintilla alle luci dei lampioni.
Quando le dita giocano con le corde della chitarra, gli occhi muti e profondi s'illuminano, prendendo vita all'unisono con le note che fuoriescono dalla cassa acustica; le folte sopracciglia scure s'inarcano seguendo il profilo degli occhi.
L'alchimia della musica rapisce le parole dalle labbra degli astanti stretti intorno ai tavoli di metallo, trasformandole in canzoni, in dita che tamburellano sul bracciolo argenteo della sedia, in piedi tintinnanti al ritmo delle note di Gran Signora la Musica, che unisce gli animi, quegli animi cementati un attimo prima ai corpi parlanti, quegli animi che ora si astraggono dai cunicoli immoti della realtà, quegli animi che vedi aleggiare sui volti, ora più tersi, di quegli uomini aiutati per un momento dalle note a disancorarsi dalla pietra dura della quotidianità. Ma dura poco, perché a dimenticare non si dimentica, troppo forte è il legame, il filo doppio che ci tiene stretti, ancorati, noi, piccolo umani, alla realtà ferrea che ci siamo costruiti; ogni tanto una strattonata al filo, fin quando si tende troppo e ci riporta giù, all'altezza dell'ancora incagliata nel magma della società, di cui desideriamo inevitabilmente far parte, a cui aneliamo somigliare, della quale vogliamo sentirci parte integrante, integrata e partecipe; al contempo è proprio da quella stessa lava dura e secca che vogliamo distaccarci, fuggire, esulare. Perché avviluppa e ingloba.
La guerra interiore tra il bisogno d'individualità e quello di agglomerazione. La guerra tra il bisogno atavico di sentirsi parte di un tutto che ci accetti senza remore, e la necessità invece di far prevalere l'essenza primaria di noi stessi come esseri unici spinti dai nostri personali desideri.
E lui suonava.
Sibilla.