“Hai per Dio ragione, datti al cane, di sicuro loro no”
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10 aprile 2016
Sole, luce, caldo e tepore: l'esatto contrario di ieri, ma io muoio comunque. Non sono mai contento. Muoio e accuso più del solito, mentre passo sotto il ponte della ferrovia, dove l'amore adolescente brucia e si strugge in scritte colorate come “Buongiorno principessa”, “Io e te due metri sopra al cielo”, “U2 per voi mi tirerei una sega” (non cercatele sotto il ponte della ferrovia, sono altrove, ma giuro che ci sono). Forse perché il pranzo domenicale è stato generoso e le bevute della sera prima ancora di più, forse perché si fa presto a citare Murakami, andare a correre tre volte e pensare di aver capito tutto. Dietro una curva incrocio una persona, mi conosce, la conosco, anche solo l'idea di alzare un braccio per salutare mi fa perdere la concentrazione sul mio baricentro rotondo. Lui già semi-abbronzato, petto nudo, maglietta legata ai calzoncini e incedere sicuro e fiero dentro alla consapevolezza del suo fisico asciutto. Io con troppe cose addosso, un rubinetto di sudore, avanzo a zig -zag fra i solchi di terra umida dalla pioggia dei giorni prima. Quasi casco per non risultare disperato, risultandolo due volte di più. Quanto vorrei essere seduto a far suonare un filo d'erba con la bocca, all'ombra della volta in mattoni del ponte della ferrovia, con il fantasma di Kurt Cobain e la sua collezione di animaletti lisergici. Murakami la sofferenza è opzionale? Altre opzioni ne hai?
Ascolto: ESTERINA, Come satura