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En gullavtale - Un accordo d'oro

1. Prologo

5 min di lettura

Kael

3 anni prima…

Nonna mi guarda dal patio mentre finisco di caricare sul pickup nero lucido la mia amata moto e la fisso con le cinghie. «Sei pronto, gullet?» sorride contenta mentre scende le scale. Le ho detto che non mi serviva aiuto, ma lei è tosta. Una testarda di prima categoria che ha già deciso che dodici ore di macchina sono troppe per me. Giro intorno al cassone e salgo al posto di guida. «Giù le mani», la sento urlare mentre accelera il passo. Per essere una vecchia, se la cava ancora bene a correre. «Momo, vado all'università. Sono grande ormai», le faccio presente passandomi una mano sul viso. «Non per me. Sarai sempre il mio liten gullet», dice aprendo lo sportello e cercando di tirarmi giù. Sono un bestione rispetto a lei. Cosa crede di farmi? Rido alzando le mani sconfitto e mi sposto verso il sedile del passeggero, rischiando di restare bloccato nel mezzo. Momo ride, vittoriosa, e un sorriso mi sfugge nel vederla così. È raro che si lasci trasportare dal buon umore, da quando papà non c'è più e sua figlia si è ridotta in quello stato. Sale svelta e mette in moto. Siamo già in ritardo sulla sua tabella di marcia. Avvia la sua musica antica che mi fa storcere il naso. «Momo, ti prego», le urlo sopra la canzone tappandomi le orecchie. «Oh gullet, pensavo che ormai le apprezzassi», sorride, ma questa volta il suo sorriso non raggiunge gli occhi. Stringo i pugni, forte. So a cosa pensa, lo stesso pensiero ha occupato gran parte della mia nottata. Stiamo per entrare in autostrada, ancora con quell'odioso sottofondo quando la canzone si ferma per una chiamata in arrivo. Guardo il piccolo schermo di fronte a me. La testa pulsa, le mani mi coprono la faccia rapidamente. Nonna mi lancia una lunga occhiata prima di sospirare. «È tua madre, gullet», la sua voce mi arriva dolce, come sempre. Lascio andare un lungo respiro prima di allontanare le mani dal mio viso e guardarla. «Sbagliato, Momo, tu lo sei», ne sono convinto nonostante respiro ancora affannato. Mi osserva a tratti, dividendo la sua attenzione tra me e la strada piatta davanti a noi. Alla fine decide di buttare giù la chiamata. Un lungo sospiro lascia le mie labbra prima ancora che lo possa fermare. «Min sønn» inizia Momo per poi fermarsi. «No!» suono duro persino a me stesso. «Prima o poi dovrai parlarle», continua con lo stesso tono dolce di prima. «No, Momo. Lei per me non esiste più», mi gratto l'accenno di barba nervosamente. Tremo, come ogni volta che quella donna fa un agguato alla mia vita. Nonna alza gli occhi al cielo, l'espressione preoccupata. «Va bene, gullet. Ne riparleremo. Ora godiamoci il viaggio, d'accordo?» Mi sfiora i capelli con la mano, proprio come faceva quando ero piccolo. Chiudo gli occhi lasciandomi cullare da quel gesto familiare. Quando smette, guardo fuori dal finestrino. La Blackthorn mi aspetta; la mia nuova squadra mi attende. Tyron sarà già lì e nonostante la chiamata di quella stronza sorrido felice. L'autostrada si estende piatta e lineare e appoggio la testa al finestrino. Non sto nella pelle, non vedo l'ora di arrivare alla Black e conquistarmi il titolo di capitano. Sono anni che lavoro per questo e finalmente sta diventando possibile.

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Lyra

2 anni prima…

«Sei sicura che non serve che ti accompagno?» papà me lo chiede per la decima volta in dieci minuti. Siamo sul divano verde, la TV sintonizzata su una partita di football. «Sì, papà», sbuffo per l'ennesima volta. «La mamma di Drax sarà qui tra venti minuti», gli ricordo. Mi torturo le mani. È la prima volta che incontro i suoi genitori e l'ansia mi sta mangiando lo stomaco. Calmati, Lyra… cerco di autoconvincermi senza riuscirci realmente. «Hai salutato la mamma?» chiede papà continuando a fissare lo schermo. Il suo dolore mi colpisce in pieno petto. «No, dorme», sussurro sentendomi in colpa. Avrei voluto farlo ma… non sono pronta a lasciarla andare; non sono sicura di sopravvivere se mi chiede chi sono. Papà mi attira a sé stringendomi il suo braccio sulle spalle e lasciandomi un lungo bacio tra i capelli. «Non preoccuparti, tesoro, l'avviso io quando si sveglia». La dolcezza della sua voce è in contrasto con le lacrime che gli riempiono gli occhi. Allungo le braccia fino a stringerlo forte. Sorride incerto. «Ce la faremo, come sempre», mi sussurra. Annuisco ancora stretta a lui. Restiamo fermi così per un tempo indefinito e solo al suono del campanello ci destiamo come da un sogno. «Buona fortuna, amore. Avvisami quando sei arrivata», mi stringe un'ultima volta calorosamente. «Certo, papà, non sto scappando, sai?» sbuffa e sorride insieme, facendomi ridere della sua faccia buffa. «Chi è?» Un suono ci arriva dalle scale. Mamma. Ci voltiamo verso di lei e papà mi dà una piccola spinta sulla spalla, un incoraggiamento a salutarla. «Sono io, Lyra. Ci vediamo presto, mamma», mentre parlo, le vado incontro, le braccia aperte per darle un abbraccio. Mi guarda confusa. Istintivamente guardo papà per capire cosa fare. Lui annuisce soltanto. «Mamma?» la richiamo e i suoi occhi chiari si scontrano con i miei, finalmente una luce lì attraversa. «Oh Lyra! Sei pronta? Non so come farò a tenere a bada quest'orso di tuo padre senza di te». Per un attimo mi sembra di essere tornata indietro. Di avere di nuovo la mia mamma con me. Papà sbuffa nelle retrovie, ma so che è felice anche lui. Le corro incontro e l'abbraccio forte, fortissimo. «Piano, piano, amore. Sono qui, non vado da nessuna parte», mi rassicura strofinandomi la schiena. Quanto vorrei fosse vero. «Ora vai! Non fare aspettare i nostri ospiti. È maleducato», sorride ancora. È qui con noi, con me. «Mi mancherai», le sussurro all'orecchio; vorrei che sapesse quanto mi manca ogni giorno. Papà si unisce all'abbraccio, ma il campanello suona di nuovo. «Mi mancherete entrambi!» urlo quasi cercando di uscire da quell'abbraccio confortante. «Ci mancherai anche tu, tesoro», dice la mamma e mi precipito a prendere le due valigie e ad aprire la porta. Il sorriso di Drax è la prima cosa che mi trovo davanti. «Buongiorno, piccola», si avvicina per lasciarmi un bacio sulla guancia. Arrossisco, mamma e papà sono proprio dietro di noi. «Pronta?» chiede togliendomi le valigie di mano. «Sempre», rispondo come ogni volta. Ci avviamo verso l'auto, con i miei che ci salutano dal patio sorridendo. Un unico piccolo dubbio che mi scuote per un attimo. Stiamo andando alla Blackthorn. Ho scartato Bristol per seguire Drax, non me ne pento. Forse.

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