PAOLO SULLA STRADA/PAUL ON THE ROAD
CAPITOLO 1
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Ho avuto due madri.
La prima mi ha messo al mondo ed è morta quando avevo sette mesi esatti, per cui non ho alcun ricordo di lei. Soffriva di cuore, qualcosa all'aorta, dicevano, perché ai tempi era difficile fare una diagnosi. Il giorno che i medici mi diagnosticarono una stenosi aortica e avrei dovuto farmi operare per inserire una nuova valvola, ricordai la mia mamma biologica, ma dissero che non è scientificamente provato che la cosa potesse essere ereditaria.
La seconda mamma, quella che invece mi ha allevato, coccolato e nutrito, è vissuta a lungo, sino a ben novantaquattro anni, ma più di tanto non si va in là con la vita, cos', nonostante fosse lucida, il suo corpo cedette nel giro di una settimana. Ha aspettato che tornassero i nipoti dalla montagna dove si erano recati a sciare per le vacanze di Natale e, quando ci vide tutti attorno al suo letto, sorrise, alzò appena la mano destra e spirò.
Era il 2 Gennaio, alle cinque di pomeriggio.
Un grande dolore per tutti, ma la cosa peggiore che provai in seguito fu tornare a casa nelle sere d'inverno, nel silenzio totale, in un ambiente al buio, freddo, senza dover ripetere, appena varcata la soglia, la solita frase: "sono io", ad alta voce e togliermi lentamente il cappotto per darle il tempo di finire l'ultima Ave Maria del rosario, e ricordare l'odore della minestra di verdura che cuoceva, che non mi faceva proprio felice perché preferivo un bel piatto di pasta al sugo, ma la mangiavo per darle soddisfazione.
Se è vero che esistono i Santi, lei è sicuramente una di loro, di quelli che non hanno fatto clamore, ma il paradiso ha un posto che si è meritata, sia per la vita che ha passato prima di incontrare mio padre, sia per quella che ha vissuto, sposandolo, con due figli non suoi da allevare e una casa da mandare avanti.
Un paio di mesi dopo la sua morte, trovai una vecchia scatola di latta con dentro vecchie bollette della luce, ricevute di pagamento della compagnia di assicurazione, numerosi fogli e foglietti con appunti, qualche fotografia di parenti lontani e un "santino" che ricordava la morte della mia mamma biologica. Ai tempi si usava far stampare questi "santini" con la fotografia del morto da distribuire come ricordo a parenti ed amici e, leggendo la data e l'ora del decesso, rimasi impietrito: 2 Gennaio, cinque del pomeriggio.
Due mamme morte entrambe lo stesso giorno, alla stessa ora.
Cosa poteva significare una coincidenza del genere?
Quando mi ripresi dallo sgomento, ebbi solo una certezza: sarei morto anch'io un anonimo 2 Gennaio alle cinque del pomeriggio. Era maggio e mi restava ancora del tempo per concludere dei sospesi prima del prossimo 2 Gennaio; scrissi il testamento e andai in chiesa per incontrare un sacerdote. Sono sempre stato un mangiapreti, però mi hanno battezzato e probabilmente la paura della morte, il timore di cosa ci aspetta nell'aldilà, oppure il carisma infuso con i sacramenti, mi hanno indirizzato verso la Chiesa.
Venni accolto con stupore da un certo Don Alberto, parroco del rione, che mi conosceva, anche se non avevo mai avuto a che fare con lui. Non fu un brutto incontro e mi convinse che non dovevo preoccuparmi, anzi mi incoraggiò a continuare e di essere felice perché in paradiso avevo due mamme che mi proteggevano.
Aggiunse poi che le mamme e gli insegnanti vanno diritti in paradiso, dopo aver avuto a che fare con figli ed allievi. Bontà sua, ma toccai ferro.
Era troppo poco, avevo bisogno di una ulteriore conferma. Mio cognato mi indirizzò a un suo collega medico, specialista di casi "particolari". Ci incontrammo qualche giorno dopo e con me portai il santino e il certificato di morte di mamma: prove, nel caso si fosse dimostrato scettico. Alla fine mi consigliò di scrivere di questa esperienza, perché la scrittura è terapeutica, nella scrittura volgiamo lo sguardo dentro di noi e vediamo chiaramente le nostre esperienze, i nostri limiti, la nostra vera natura umana. Terminato l'incontro, prima dei saluti, mi disse di essere un sacerdote, psicologo, ma prete. Ero assediato dai preti, ma si era comportato da vero professionista.
Non ho mai raccontato questa storia a mia moglie Luisa, che ho sposato un anno dopo la morte di mamma. Non volevo turbarla, ma era sempre nella mia mente. Col matrimonio, però, ottenni più sicurezza, i pensieri erano rivolti alla famiglia e prevaleva la voglia di vita su quella di morte e, un anno e mezzo dopo il matrimonio, arrivò Giulio, nostro figlio. Fu un giorno speciale, ma ugualmente incredibile: nacque il 2 novembre (giorno dei morti) alle cinque del pomeriggio esatte. 2 Giugno: il mio giorno di nascita; 2 novembre: la nascita di Giulio; 2 gennaio; la morte delle mie due mamme; tutti alle 5 del pomeriggio, perché in seguito seppi che anch'io ero nato proprio a quell'ora. Mi convinsi che tutto faceva parte di un piano astrale, forze superiori che ci comandano segretamente, che disegnano i nostri giorni a secondo delle loro congiunzioni perché anche noi, come loro, apparteniamo allo stesso universo e ci deve - per forza - essere una relazione tra noi e loro.
Purtroppo, in seguito, ogni stranezza che chiunque avrebbe fatto rientrare nella normalità della vita di ogni giorno, mi causava ansia e paura. Ero diventato paranoico e mi chiedevo cosa dovevo ancora aspettarmi dalla vita.