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Potere di coalizione

Potere di coalizione

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Non ha senso nè vittoria mettere in discussione qualsiasi forma di concetto (elaborato o pre-costituito che sia) se di per sè rivela una verità, di qualsiasi genere sia. Perseguendo questo punto di vista, non oso contraddire uno dei detti meglio conosciuti su suolo italiano e che in molti, con me, condivideranno: parlo del detto "l'unione fa la forza". Cosa, d'altro canto, contraddire in una affermazione del genere?.... Un gruppo coeso dimostra naturalmente una forza d'urto invalicabile, una comunità forte è tale se unita, e con questo non intendo dire priva di contraddizioni interne ma dotata piuttosto di artificiale equilibrio tra forze propulsive che operano tra i suoi ranghi. In una visione di questo genere mi preme mettere in gioco le possibilità più ampie di questa forma di strutturazione sociale. Quando si dice l'unione fa la forza non si sta parlando semplicemente di un dato empiricamente quantificabile e contestualizzato in ogni tempo dell'uomo ma si parla ad ampio spettro di una necessità, di uno strumento di potere che non solo ha permesso il susseguirsi delle classi egemoni nel mondo ma la stessa sopravvivenza del genere umano; si parla di una possibilità basata sulla cooperazione tra membri e di competizione con l'esterno; una pratica che assicura la vittoria da un lato, la disfatta dall'altra, in un gioco senza età di dominatori e dominati.

Si potrà pensare: nulla di nuovo, già visto, già sentito, già discusso, già rifiutato e accettato. Parlo adesso di qualcosa non di specificatamente nuovo, ma possibilmente innovativo, se mi si permette: l'unione è strumento di forza quanto linfa di vita; postulato questo, cosa nel concreto portano LE unioni e GLI scontri? La storia che scorre inesorabile sotto i nostri occhi che la registrano e archiviano mostra e dimostra un processo più o meno "verosimile", più o meno accettabile, forse quantificabile, che è la lenta spinta che ancora ed ancora ha portato all'unione di uomini, radunati poi in villaggio, accresciuti in una cooperazione tra più centri e poi città, province, regioni, stati, imperi, nazioni e così via ( se anche l'elenco risultasse anacronistico non mi si biasimi, non è questo il punto). Qual è dunque il punto? Il punto è l'evoluzione, evitiamo censure e in questo senso userò mari e oceani per non urtare la sensibilità di nessuno: perché mai sentirsi Adriatici o tirrenici? Perché essere Atlantici o Baltici? Non è ormai sufficiente essere uniti, essere forti, essere identici così come siamo nel concetto più semplice e condivisibile che la nostra mente ci permette? L'unione fa la forza. Si può pensare all'unione più aggregante e pura possibile, una fusione che permette cooperazione ed estromette competizione. L'unità che ammette solo vincitori e mai più vinti. Non è sufficiente sentirsi uno e sentirsi forti in quanto esseri umani, nessuno escluso? Non è forse la percezione più appropriata e davvero, davvero vincente su ogni fronte? Lascio l'interrogativo a risposta e critica aperta e totale.

Termino però con un esempio tra i più lampanti che la sapiente politica Italiana ci insegna. Introduco un concetto che a cuor leggero ritengo debba essere da tutti conosciuto e contemplato nella sua essenza, gioisco nel sapere che ai più questo concetto non è nuovo. Sto parlando del potere di coalizione, una forma insita nel nostro sistema governativo che da tempo risolve le sorti dei nostri governi. Breve spiegazione di certo inutile: in un sistema proporzionale come il nostro, il partito o la coalizione che vince le elezioni è quella che acquista la maggioranza del 50 % + 1. Nella storia Italiana non è mai stato semplice raggiungere tale quota da un unico partito, ed ecco spiegata la nascita di coalizioni ed aggregati partitici. Dipendentemente dalla percentuale di voti raggiunti, persino un partito di misero consenso...che abbia, ipotizziamo, raccolto il 2 % di consensi può ribaltare le sorti delle elezioni tramite coalizione. Questo significa letteralmente l'unione fa la forza, in un gioco di cooperazione e competizione; un gioco in cui, tuttavia, i limiti tra questi ultimi sono labili e la competizione può entrare nei ranghi dei cooperanti. Perdere un partito nella coalizione può significare dunque la perdita della maggioranza e quindi del governo. In una composita giostra di questa portata è facile chiedersi allora: chi davvero ha il potere? 

L'unione è garanzia di sopravvivenza e quindi vita; è doveroso da parte nostra preservare questo strumento nelle sue più ampie e democraticamente proficue possibilità.


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