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Tradimento

Tradimento

3 min di lettura

Lo sto tradendo. Tra le braccia del suo migliore amico, Maurizio. Sono così diversi, loro due... Maurizio è atletico, gentile, disponibile. Fabio ha altre qualità, specialmente sotto le lenzuola. Ma non presta mai attenzioni, non ha mai modi gentili: per lui a volte è come se fossi una bambola gonfiabile. Dio mio, perché non può esistere un uomo... perfetto? Domanda sciocca: di certo non esiste la donna perfetta, per loro. Se non sui siti per adulti. Ma quelle sono fantasie, desideri che si realizzano per idee, mani e bocca di altri. Oopsi, intendevo corpi. Maurizio mi ha sollevato senza fatica: io lo abbraccio e gemo. Mi sta scopando come nessuno ha mai fatto. Preme il suo bacino contro il mio e i suoi colpi sono sempre più potenti e ravvicinati. Mi cinge la vita con il braccio sinistro mentre il destro afferra la mia nuca. Sudiamo. Ci scaldiamo. Tremiamo. Io sotto i suoi possenti colpi, lui pensando ai miei succhi che bagnano il suo membro eretto. Merito di essere scopata così. Sì, lo merito. Maurizio non ha fatto la prima mossa: sono stata io a premere sull'acceleratore. È un amico d'oro. Un uomo di quelli che ce ne sono pochi. Pochissimi, in giro di questi tempi. Ha il cuore spezzato, Maurizio: una stronza l'ha lasciato per un giovane imprenditore italiano. Nella vita devi sempre scegliere se essere o avere, del resto. Sfortunato lui, fortunata io. Rotoliamo sul letto: lui vorrebbe continuare a scoparmi ma io mi sollevo e mi riempio la bocca con il suo enorme cazzo. Sino a soffocare. Pulsa, è caldo ed ha un odore di menta pungente. Il sapore? Lattice. Aromatizzato alla fragola. Lui si rilassa, schiena contro il materasso e si asciuga il sudore della fronte. Gli afferro i testicoli e inizio a giocarci dolcemente per stuzzicarlo un po' mentre prendo il suo cazzo sino alla gola. Poi succhio con forza e lentamente, comincio a farlo uscire, centimetro dopo centimetro. Voglio che si ricordi di me. Voglio che si ricordi di questo pomeriggio. Fabio è a lavoro ed io con una scusa sono riuscita a fare mio Maurizio: era convinto, il “poverino” che mi avrebbe accompagnata chissà dove per fare un regalo a sorpresa al suo migliore amico. Maurizio è eccitato: mollo il suo cazzo e mi posiziono a pecorina. Ancheggio dolcemente come a fargli capire cosa voglio. Lui obbedisce. È in ginocchio e mi penetra con dolcezza. Ma una volta dentro il suo vigore, il suo essere uomo si fa largo. Domina la mia figa: per la prima volta in vita mia squirto. Lui sembra divertito e continua sempre con più foga a fottermi. Io gemo e godo e mi bagno di sudore. Lui si china su di me mi afferra i seni e li fa suoi mentre continua a scoparmi con sempre più vigore. Sento che sto per avere un orgasmo, che sto per venire. Se solo Fabio e Maurizio potessero fondersi in una sola persona! «Scopami! Scopami!» urlo, presa dall'orgasmo sempre più vicino. Proprio in quel momento, mentre io ero padrona dell'universo e lui si lasciava andare in un caldo saluto, sussurra quello che nessuna amante – almeno la maggior parte di esse - vuole sentirsi dire : «Ti amo, Margherita.». Io ancora a quattro zampe, resto paralizzata, confusa da quella frase che forse, spero, in realtà ho solo sognato. Lui si stacca da me e si lascia cadere sul letto, schiena contro il materasso a stento coperto da un lenzuolo (siamo in un motel, del resto). Cerco di tornare padrona delle mie emozioni che sinora come un caleidoscopio mi hanno abbagliato l'anima. La migliore scopata della mia vita, distrutta da una frase assassina. Mi rivesto più veloce che posso. Maurizio cerca di calmare il suo cuore e il suo respiro: si terge il sudore con il lenzuolo. Indosso le scarpe e in difficoltà mormoro: «Non c'è bisogno che mi riaccompagni: prendo un taxi.». Lui alza finalmente lo sguardo e in un istante comprende la situazione. «Addio.» aggiungo come a sottolineare che è stata una botta e via. Lui resta a fissarmi in silenzio, come uno di quei labrador con gli occhi dolci che non hai il coraggio di abbandonare. Esco dalla stanza e penso a Fabio: a quest'ora sarà a sfogare la sua rabbia repressa in palestra.


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