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I diari del tempo sospeso

Il segreto delle montagne d'argento

5 min di lettura

Quel pomeriggio l'aria era di un freddo pungente e la nebbia copriva le montagne. Nella stanza, il camino acceso mi dava sicurezza: il tepore, il calore, l'odore dei ciocchi che ardevano all'interno. Ero seduta alla scrivania e cercavo invano di scrivere il mio racconto. Guardavo quel foglio bianco su cui avevo appena scritto le solite tre parole: "C'era una volta". Poi, niente più. Assorta nei miei pensieri,

guardavo fuori dal vetro della finestra, sperando come sempre di trarre ispirazione dal paesaggio che mi circondava. Ma quel giorno la nebbia non mi faceva vedere nulla.

Mi voltai di scatto verso il camino, attirata da un crepitio diverso dal solito. Una delle scintille non era svanita nell'aria: fluttuava a mezz'aria, brillando di una luce azzurrina che non aveva nulla a che fare con il calore del legno. Quella luce non destava timore o paura; anzi, sembrava portare pace. Ero curiosa e continuavo a fissarla quando, improvvisamente, mi si avvicinò. Sembrava stesse per dirmi

qualcosa; o meglio, con mia grande sorpresa, sentii la sua voce nelle orecchie: leggera, quasi un sussurro.

«Scrivi», disse, e la sua voce aveva il suono del legno che scoppietta nei sogni. «Scrivi di quando le montagne non erano coperte di nebbia, ma di foreste d'argento. Scrivi di noi, custodi della prima fiamma, prima che il mondo dimenticasse come si fa a sognare...»

Presi la penna e iniziai a scrivere, quasi come se qualcuno mi dettasse le parole. Le frasi scorrevano veloci su quel foglio bianco e, ogni tanto, con un sorriso, guardavo la piccola scintilla di luce. Sentivo l'impulso di dare forma a ciò che gli altri non potevano udire. Nella mia mente, ogni parola si trasformava immediatamente in immagine: vedevo le alte montagne stagliarsi nitide, mentre i loro

colori accesi sembravano scambiare sorrisi con i riflessi argentei di quella magica presenza.

La piccola fiammella continuava a fluttuare, guidando la mia mano, con l'unica speranza che chiunque avesse letto il racconto potesse lasciarsi cullare, proprio come me, dal dolce suono di quelle parole.

Fu proprio in quel momento, mentre l'inchiostro si asciugava sulla carta, che la scintilla compì un cerchio perfetto a mezz'aria, lasciando dietro di sé una scia di polvere luminosa. Posandosi delicatamente sul bordo del calamaio, sussurrò il suo segreto: non era nata da un fuoco comune, ma dal ricordo felice di un bambino che, secoli prima, aveva sognato quelle stesse montagne per la prima volta.

Ogni volta che qualcuno leggeva o scriveva una storia con il cuore, una nuova fiammella prendeva vita per proteggere la fantasia del mondo. Io non stavo solo scrivendo un racconto; stavo alimentando la sua stessa luce.

D’un tratto, la scintilla si fermò esattamente davanti ai miei occhi, vibrando di un calore delicato. La sua voce tornò a farsi sentire, ancora più limpida:

«C’è un segreto che custodisco da molto tempo», sussurrò, e la sua luce sembrò proiettare sul foglio l'ombra di un ricordo lontano. «Tanti anni fa, un bambino si sedette proprio su questa sedia e, guardando fuori dalla finestra, sognò per la prima volta queste montagne e le loro foreste d'argento.

Fu la forza di quel sogno puro a darmi vita. Quel bambino, che aveva i tuoi stessi occhi e la tua stessa fantasia, era un tuo antenato. Prima di diventare grande, mi chiese di rimanere qui, nascosta nel camino, ad aspettare che qualcuno della sua stessa stirpe tornasse a sognare a occhi aperti. Ho aspettato a lungo, ma sapevo che saresti arrivata.»

A quelle parole il mio cuore fece un balzo. La fiammella, come se avesse letto i miei pensieri, vibrò di gioia e volò verso l'alto, andandosi a posare sulla grande trave di legno scuro che sovrastava il camino. Era lo stesso punto esatto dove, ogni anno, la mia famiglia appendeva le calze per il Natale.

La piccola luce iniziò a battere insistentemente contro una fessura nel legno, rivelando una venatura che non avevo mai notato prima.

Mi alzai, spinta da una curiosità irrefrenabile, e sfiorai quel punto con le dita: con un leggero scatto, un minuscolo cassetto segreto, perfettamente mimetizzato nella trave, si aprì di pochi centimetri. All'interno, protetto dal tempo, c'era un vecchio diario dalla copertina consumata. Lo sfilai con delicatezza, sentendo il profumo della carta antica e della cenere, mentre la fiammella vi si poggiava

sopra, illuminando la prima pagina scritta con una grafia bambinesca, ma incredibilmente simile alla mia. Sulla copertina, dal colore neutro e sbiadito dagli anni, era riportato un nome: Elio.

Era un diario semplice, senza troppi disegni o fronzoli, custodito con la cura di chi vi ha racchiuso qualcosa di prezioso.

Clara tornò a sedersi alla scrivania e, con il cuore che batteva forte per l'emozione, adagiò il quaderno sul legno. Sfiorò le pagine ingiallite con le dita e, guidata dalla luce della fiammella, iniziò a leggere ad alta voce le parole che Elio aveva impresso tanti anni prima, lasciandosi trascinare nel suo mondo:

«Le montagne non sono fatte solo di roccia, ma di sogni antichi. Quando il sole tramonta, le cime si accendono di un rosa chiarissimo e le foreste d'argento che le ricoprono iniziano a suonare come campanelli mossi dal vento. È lì che vivono i Custodi. Nessuno sa che aspetto

abbiano davvero, perché si nascondono dietro i banchi di nebbia per proteggere il mondo degli uomini. Loro non usano le armi: il loro unico compito è custodire la Prima Fiamma, la scintilla originaria che permette agli esseri umani di avere fantasia, di creare storie e di sperare. Finché un Custode veglierà sulle montagne, e finché un bambino continuerà a scriverne, il mondo non dimenticherà mai come si fa a sognare.»

Clara chiuse il diario con delicatezza, quasi avesse paura di spezzare quell' incantesimo di carta e inchiostro, e rimasi per un attimo in silenzio a fissare la copertina consumata. Alzai gli occhi dal diario e guardai la fiammella accanto a me: brillava fiera, come se avesse finalmente ritrovato la sua casa tra quelle righe.

Fu in quel momento che la stanza fu avvolta da un silenzio calmo e fatato. Spinta da un richiamo silenzioso, mi alzai e mi avvicinai alla finestra, guardando verso la notte. La nebbia fitta che fino a poco prima nascondeva ogni cosa iniziò a diradarsi, sollevandosi come un leggero velo di seta.

Sotto il cielo stellato, le alte montagne apparvero in tutto il loro splendore, ma non erano più le stesse: le cime brillavano di una luce rosata e vibrante, e i boschi sottostanti si erano trasformati in una distesa sconfinata di foreste d'argento. Il vento portò fino a me un suono dolcissimo, simile al canto di mille campanelli mossi dall'aria, che sembrava cullare il mondo intero. Tra gli alberi argentei,

piccole luci calde iniziarono a danzare silenziose: erano i Custodi che rispondevano al nostro richiamo.

Sentii un calore profondo invadermi il petto. Tornai alla scrivania, presi la penna e, mentre la fiammella si posava felice sulla mia spalla, ricominciai a scrivere. Io ed Elio avevamo risvegliato la magia, e finché avessi continuato a raccontare, il mondo non avrebbe mai smesso di sognare.

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