Il manoscritto che qui si presenta, con la prestigiosa prefazione del prof. Valerio Sforza, è rimasto per oltre tredici decenni sepolto tra le carte di un archivio privato, scampato per miracolo all'incuria del tempo. È la voce di Gian Giacomo Mora, il barbiere della Colonna Infame, che riemerge dal 1630 non per chiedere pietà, ma per farsi giudice dei suoi carnefici. Una testimonianza che la storia aveva cercato di cancellare e che il 1894 ci ha restituito.
Questo non è solo un capitolo del 1630. È lo specchio di ogni processo mediatico, da ieri fino ai giorni nostri.
I capitoli verranno aggiunti nei giorni successivi.
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