Marta, trent'anni compiuti il quattro maggio, usciva da una storia pesante lunga tre anni, fatta di vessazioni e solitudine. Sin dal primo giorno era sempre stata sola ma forse era quello il suo mal di vivere, la sua condanna: La solitudine. Così nonostante la sua dominante intelligenza emotiva e pratica, le era capitato spesso di ritrovarsi accanto un uomo padrone e manesco. Possessivo. Non sapeva dire si era sfortuna o semplicemente se lei era un'anti-talismano, un accalappia sfighe. Odiava stare da sola ma finiva sempre per accompagnarsi a persone dall'anima scadente che non sapevano darle nulla. Quella triste relazione si era infine conclusa: lei era fuggita di notte, di nascosto. Come i ladri, dalla finestra. Aveva raccolto le sue poche cose e con i suoi lividi interni ed esterni, si era data alla macchia. Qualche risparmio le aveva garantito un posto a sedere su un treno diretto dall'altra parte della Penisola: durante il viaggio, sempre allerta, si ripeteva come un mantra che da adesso in poi quel dolore sarebbe stato solo un ricordo. Non avrebbe provato di nuovo quel terrore, quell'anti-amore. Marta ora era libera: dalle sue paure, dalle sue angosce. Sapeva bene nemmeno lei come mai quel senso di pace, di speranza aveva raggiunto il suo cuore e aveva calmato quel battito frenetico a cui da anni era abituata. Giunta in stazione, senza un posto dove andare, la trentenne cercava con lo sguardo qualcuno o qualcosa che alimentasse quella fiammella che nel viaggio le si era accesa in petto: soldi erano quasi finiti e decise secca di cercare un Motel in cui passare la notte. Il giorno dopo avrebbe calcolato, pensato, ragionato sul da farsi. No ora... ora avevo bisogno di riposo; di far guarire quelle ferite interne. Il suo cuore sanguinava ancora nonostante facesse di tutto per ignorarlo. Per scacciare quei ricordi dolorosi dalla sua testa. Motel. Squallido. Odore di rancido misto ad urina. Il portiere vestito in maniera sciatta. Assonnato. Chiede una camera. Lui sospira seccato. Marta porge lui il documento di identità. Lui apatico registra il numero del documento e gliela rende. Trenta euro. Marta paga. L'uomo le porge la chiave agganciata ad un vecchio e unto portachiavi di plastica gommata che riportava sbiadito il numero sessantaquattro. Poi con un cenno del mento le indica di salire. Marta compatte sale le scale coperte di una moquette Rossa diventata ormai rosa e infeltrita. Piena di macchie non identificabili. Camera sessantaquattro. La chiave entra, gira ma la porta non si apre. La trentenne insiste. In fondo al corridoio addobbato con quadri astratti di doppio gusto disposti in maniera casuale, appariva una donna vestita in maniera discinta. Le due incrociano lo sguardo per ogni istante mentre Marta presa da una sottile angoscia continua a tentare di aprire la porta invano la donna continua a fissarla senza espressione alcuna, tanto da sembrare un automa. Il respiro di Marta di si ingrossa, la pazienza precipita. Trema, non sa nemmeno lei perché: forse era quel posto angusto, poco accogliente e maleodorante. Forse era la notte più buia del secolo che la accompagnava. Forse era la presenza di quella misteriosa donna vestita in maniera provocante che si avvicinava con passo lento ma deciso. Marta lascia la chiave e si accosta al muro testa bassa. La donna afferra la chiave nella toppa che gira mentre contemporaneamente dona due colpi con la punta del piede destro sul lato interno della porta. Porta che finalmente si apre. Marta era stata spalle al muro testa bassa per tutto il tempo. Sentiva addosso lo sguardo della misteriosa donna che sembrava scrutarle l'anima e raccogliere tutta la sua vita, facendola sua. <<Gabrielle.>> proferì con voce rauca e per nulla sexy, la donna del mistero. Della stazione Nuova nei pressi della porta aperta, fissando Marta con curiosità. Quest'ultima riuscì solo a dire con voce spenta: <<Grazie!>> prima di vantarsi dentro la camera e chiudere la porta dietro di sé dopo aver sfilato la chiave dalla toppa. Il cuore le sobbalzava in petto ma non era il solito battito dettato dall'angoscia, dall'ansia, dalla paura. Era un battito che non aveva mai provato, prima d'ora. Marta si sentiva strana. Confusa. Vulnerabile. Insicura. Rapida individuò il pulsante e accese la luce della camera. Poi chiuse a chiave la stanza. Orecchio contro la sottile porta di legno udiva i passi lenti ma decisi di Gabrielle allontanarsi da lei e tornare alla fine del corridoio. Qual era la storia di quella misteriosa donna? Qual era il suo mestiere? Che ci faceva lì? E perché provava quella strana sensazione di conoscerla? La porta non aveva uno spioncino interno come far assistere per alcuni minuti ad aguzzare l'udito nella alza di sentire una porta aprire e chiudersi. Cosa che infine successe. Ora di nuovo calma Marta inseriva il chiavistello e si gettava a frugare nella sua borsa con disperazione. Indi ella estraeva la boccetta di ansiolitici regolarmente prescrittale dal medico di famiglia e, chiamare un bicchiere d'acqua, depositava quelle dieci gocce sotto la lingua. <<Bleah!>> tracannava la medicina disgustata. Quel sapore amaro e acido al tempo stesso non le era mai piaciuto. Cuore calmo, respiro normale, Marta si lasciava cadere sul letto a una piazza che altro non era se non una brandina scomoda con un materasso di otto centimetri. Gli occhi ben presto si chiusero nonostante la luce accesa, forse complice anche il calmante appena ingurgitato. La trentenne di origine Maltese cadeva in un sonno profondo e ipnotico. Tutto il malessere la abbandonava d'improvviso: era una persona nuova nuovi desideri, nuove speranze. Avvolta da soffici nuvole bianche, vestita solo della sua pelle, Marta stasera in piedi di fronte a quella che le appariva come una meravigliosa Dea: Gabrielle era nuda. Il suo corpo tornito e il suo seno abbondante erano a portata di mano. Marta sosteneva il suo sguardo mentre languida veniva travolta da un calore che partiva dalle sue parti basse e saliva sino al ventre. Gabrielle e Marta si baciavano. Con passione. Sempre più languide. Lente. Univano i loro respiri mentre i loro corpi caldi si toccavano. Si sfioravano. Le mani ispezionavano i corpi l'una dell'altra. Ogni piega. Ogni neo. Ogni centimetro. Le loro lingue ruvide e salate si cibavano dell'alito e della carne bollente. Marta, completamente bagnata, avrebbe continuato per ore a navigare in quel paradiso. D'improvviso attorno a lei l'ambiente cambia: la stanza del Motel in cui era crollata tra le braccia di Morfeo si materializzava. Gabrielle la spingeva sul letto che per l'occasione era diventato a baldacchino. King size. Marta chiudeva gli occhi e traeva un grosso respiro. Quella lingua ruvida è calda che prima era nella sua bocca ora si cibava della sua vulva. Lenta lavorava le sue grandi labbra, il clitoride per poi tornare sulle piccole labbra. La citazione di Marta che stringeva le lenzuola di lino bianche, la fece squirtare. Gabrielle bevve quel liquido dolce e acre e tornava a baciare quel piccolo monte. Marta gemeva e stringeva le lenzuola con entrambe le mani: occhi chiusi, bocca aperta, inarcava la schiena. Orgasmo. Fiato corto. Sudore. Marta trema ma stavolta è di piacere. Apre gli occhi e vede Gabrielle salire sopra di lei e avvinghiare le sue gambe contro la gamba destra che alza e tiene verticale. Marta è perplessa: non era mai stata con una donna prima d'ora. E nonostante i suoi trent'anni era piuttosto ingenua. Un movimento pelvico ritmico: ora anche Gabrielle sudava, e ansimante fissava gli occhi color nocciola di Marta che giaceva supina alla sua mercé. Gabrielle aumentava il ritmo mentre il suo respiro diventava sempre più spesso e costante. La trentenne Maltese sentiva un calore provenire dalla sua fica bagnata. <<Vieni con me.>> mormorava a fatica Gabrielle sempre più presa e calda. I loro respiri tornavano a fondersi sino a scoppiare in un gemito e ad innaffiarsi l'un l'altra con il succo del loro amore. Marta e Gabrielle giacevano supine, sguardo rivolto al soffitto. Il loro respiro era coordinato e il loro cuore batteva all'unisono: l'una poteva ascoltare quello dell'altra. Attorno a Marta l'ambiente cambiava di nuovo: era nella camera da letto assieme a lui, ebbro di vino e dormiente. Marta ra sveglia ora: il suo era solo un sogno incredibilmente vivido. La trentenne in silenzio afferrava la sua borsa e metteva assieme un piccolo bagaglio. Poi decisa requisiva il di lui portafoglio ed usciva di casa. Non sarebbe più tornata. C'era un treno ad aspettarla...